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L'UCID fidentina incontra l'economista Carlo Cottarelli

Un grande evento viene annunciato dalla sezione diocesana dell’Ucid. Sabato 10 febbraio alle ore 21 nella sala conferenze dell’Hotel “The Cube” (a Fidenza in via San Michele in Campagna. n. 19) è atteso un ospite illustre: si tratta del prof. Carlo Cottarelli che parlerà sul tema “Quali prospettive per l’economia italiana tra crisi internazionali, inflazione e tensioni in Europa?”.

Laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’università di Siena, Cottarelli ha poi conseguito il Master presso la London School of Economics prima di lavorare al Servizio Studi della Banca d’Italia e poi all’Eni. Dal 1988 lavora per il Fondo Monetario Internazionale, dove ha ricoperto vari incarichi in diversi dipartimenti, tra cui (dal 2008 al 20123) quello di Direttore del Dipartimento Affari Fiscali. Dal 2013 al 2014 è stato Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, nominato dal governo Letta. Dal 2014 al 2017 è stato direttore esecutivo del FMI. Dal 2017 è direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano e visiting professor presso l’università Bocconi.

È autore di numerosi saggi sulle politiche fiscali e monetarie nonché sull’inflazione, come ad esempio: La lista della spesa, La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare (2015), Il macigno, Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene (2016) , I sette peccati capitali dell’economia italiana (2018) e nel 2019 I dieci comandamenti dell’economia italiana (con A. De Nicola) e Pachidermi e pappagalli. Da ultimo All’inferno e ritorno (2021).

Nel 2020 è stato insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Il programma della serata prevede in apertura i saluti di Amedeo Tosi, presidente della sezione diocesana dell’Ucid, di Enrico Montanari in qualità di presidente regionale dell’Ucid seguito dagli interventi delle autorità presenti. Al termine della conferenza del prof. Cottarelli spazio alle domande prima delle conclusioni.

Per confermare la partecipazione: Marzia Marchesi (tel. 347.6409099).

Il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata del Malato

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA XXXII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

11 febbraio 2024

«Non è bene che l’uomo sia solo». Curare il malato curando le relazioni

«Non è bene che l’uomo sia solo» (Gen 2,18). Fin dal principio, Dio, che è amore, ha creato l’essere umano per la comunione, inscrivendo nel suo essere la dimensione delle relazioni. Così, la nostra vita, plasmata a immagine della Trinità, è chiamata a realizzare pienamente sé stessa nel dinamismo delle relazioni, dell’amicizia e dell’amore vicendevole. Siamo creati per stare insieme, non da soli. E proprio perché questo progetto di comunione è inscritto così a fondo nel cuore umano, l’esperienza dell’abbandono e della solitudine ci spaventa e ci risulta dolorosa e perfino disumana. Lo diventa ancora di più nel tempo della fragilità, dell’incertezza e dell’insicurezza, spesso causate dal sopraggiungere di una qualsiasi malattia seria.

Penso ad esempio a quanti sono stati terribilmente soli, durante la pandemia da Covid-19: pazienti che non potevano ricevere visite, ma anche infermieri, medici e personale di supporto, tutti sovraccarichi di lavoro e chiusi nei reparti di isolamento. E naturalmente non dimentichiamo quanti hanno dovuto affrontare l’ora della morte da soli, assistiti dal personale sanitario ma lontani dalle proprie famiglie.

Allo stesso tempo, partecipo con dolore alla condizione di sofferenza e di solitudine di quanti, a causa della guerra e delle sue tragiche conseguenze, si trovano senza sostegno e senza assistenza: la guerra è la più terribile delle malattie sociali e le persone più fragili ne pagano il prezzo più alto.

Occorre tuttavia sottolineare che, anche nei Paesi che godono della pace e di maggiori risorse, il tempo dell’anzianità e della malattia è spesso vissuto nella solitudine e, talvolta, addirittura nell’abbandono. Questa triste realtà è soprattutto conseguenza della cultura dell’individualismo, che esalta il rendimento a tutti i costi e coltiva il mito dell’efficienza, diventando indifferente e perfino spietata quando le persone non hanno più le forze necessarie per stare al passo. Diventa allora cultura dello scarto, in cui «le persone non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non servono ancora” – come i nascituri –, o “non servono più” – come gli anziani» (Enc. Fratelli tutti, 18). Questa logica pervade purtroppo anche certe scelte politiche, che non riescono a mettere al centro la dignità della persona umana e dei suoi bisogni, e non sempre favoriscono strategie e risorse necessarie per garantire ad ogni essere umano il diritto fondamentale alla salute e l’accesso alle cure. Allo stesso tempo, l’abbandono dei fragili e la loro solitudine sono favoriti anche dalla riduzione delle cure alle sole prestazioni sanitarie, senza che esse siano saggiamente accompagnate da una “alleanza terapeutica” tra medico, paziente e familiare.

Ci fa bene riascoltare quella parola biblica: non è bene che l’uomo sia solo! Dio la pronuncia agli inizi della creazione e così ci svela il senso profondo del suo progetto per l’umanità ma, al tempo stesso, la ferita mortale del peccato, che si introduce generando sospetti, fratture, divisioni e, perciò, isolamento. Esso colpisce la persona in tutte le sue relazioni: con Dio, con sé stessa, con l’altro, col creato. Tale isolamento ci fa perdere il significato dell’esistenza, ci toglie la gioia dell’amore e ci fa sperimentare un oppressivo senso di solitudine in tutti i passaggi cruciali della vita.

Fratelli e sorelle, la prima cura di cui abbiamo bisogno nella malattia è la vicinanza piena di compassione e di tenerezza. Per questo, prendersi cura del malato significa anzitutto prendersi cura delle sue relazioni, di tutte le sue relazioni: con Dio, con gli altri – familiari, amici, operatori sanitari –, col creato, con sé stesso. È possibile? Si, è possibile e noi tutti siamo chiamati a impegnarci perché ciò accada. Guardiamo all’icona del Buon Samaritano (cfr Lc 10,25-37), alla sua capacità di rallentare il passo e di farsi prossimo, alla tenerezza con cui lenisce le ferite del fratello che soffre.

Ricordiamo questa verità centrale della nostra vita: siamo venuti al mondo perché qualcuno ci ha accolti, siamo fatti per l’amore, siamo chiamati alla comunione e alla fraternità. Questa dimensione del nostro essere ci sostiene soprattutto nel tempo della malattia e della fragilità, ed è la prima terapia che tutti insieme dobbiamo adottare per guarire le malattie della società in cui viviamo.

A voi, che state vivendo la malattia, passeggera o cronica, vorrei dire: non abbiate vergogna del vostro desiderio di vicinanza e di tenerezza! Non nascondetelo e non pensate mai di essere un peso per gli altri. La condizione dei malati invita tutti a frenare i ritmi esasperati in cui siamo immersi e a ritrovare noi stessi.

In questo cambiamento d’epoca che viviamo, specialmente noi cristiani siamo chiamati ad adottare lo sguardo compassionevole di Gesù. Prendiamoci cura di chi soffre ed è solo, magari emarginato e scartato. Con l’amore vicendevole, che Cristo Signore ci dona nella preghiera, specialmente nell’Eucaristia, curiamo le ferite della solitudine e dell’isolamento. E così cooperiamo a contrastare la cultura dell’individualismo, dell’indifferenza, dello scarto e a far crescere la cultura della tenerezza e della compassione.

Gli ammalati, i fragili, i poveri sono nel cuore della Chiesa e devono essere anche al centro delle nostre attenzioni umane e premure pastorali. Non dimentichiamolo! E affidiamoci a Maria Santissima, Salute degli infermi, perché interceda per noi e ci aiuti ad essere artigiani di vicinanza e di relazioni fraterne.

Roma, San Giovanni in Laterano, 10 gennaio 2024

FRANCESCO

Il fidentino Pigorini nuovo sub-commissario amministrativo dell’Azienda Usl di Parma

Nuova nomina all’Azienda Usl di Parma: il commissario straordinario Massimo Fabi ha nominato Enrico Pigorini nuovo sub commissario amministrativo, in sostituzione dal 1° febbraio di Stefano Carlini.

Fidentino, classe 1963, avvocato cassazionista, inizia nel 1994 l’attività lavorativa nell’Azienda Usl di Parma, dove rimane fino al 2004 quando viene assunto alle dipendenze di Azienda Usl di Piacenza in qualità di dirigente amministrativo assegnato all’Ufficio personale. Dal 2005 prende servizio all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma con la qualifica di  dirigente amministrativo. Abilitato alla professione forense nel 1995 ed iscritto all’Ordine degli avvocati della Provincia di Parma dal 1998, ha ricoperto il ruolo di direttore generale del Comune di Fidenza dal 2009 al 2014.

Fino alla nuova nomina di sub commissario amministrativo Ausl, è stato direttore dell’Ufficio Legale di Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.

Sviluppo dei processi amministrativi di integrazione tra l’Azienda Usl e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, migliore accesso alle prestazioni ambulatoriali e di ricovero, oltre ad una riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera: sono gli obiettivi che Pigorini è chiamato a conseguire,  assicurando al contempo le condizioni gestionali per l’equilibrio economico-finanziario dell’Azienda, in continuità con il mandato affidato al suo predecessore Stefano Carlini, che dal 1° febbraio è stato nominato direttore amministrativo dell’Azienda Usl di Modena.

“A nome mio e di tutta l’Azienda – ha commentato  Massimo Fabi – vorrei dare il bentornato in Ausl a Enrico Pigorini”.  “Sono convinto – ha continuato Fabi – che la sua esperienza e la sua riconosciuta professionalità offriranno un prezioso contributo nel raggiungimento degli obiettivi di mandato. Insieme ai saluti di benvenuto al nuovo sub commissario amministrativo, ringrazio il predecessore Stefano Carlini per il lavoro svolto a Parma dal dicembre 2020”.

Pierina Belli: "Una vita in anticipo"

Il 23 gennaio il settimanale diocesano di Reggio Emilia ha pubblicato la prima pagine di una serie chiamata “Monastero invisibile”, dedicata alla Serva di Dio Pierina Belli, con il titolo: “Pierina, una vita in anticipo”. Il testo, redatto da Fabiana Guerra per la sua opera “Testimoni di luce” del 2019 (protagonista anche di una mostra esposta a Castelvetro Piacentino), inizia con la citazione dalla Bibbia (Proverbi 31,10·12-19·20-30.31): «Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancare il suo profitto. Gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Stende la sua mano alla conocchia e le sue dita tengono il fuso. Apre le sue palme al misero, stende la sua mano al povero. Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutti i suoi familiari hanno doppio vestito. Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città».

Prosegue poi Fabiana: «Nata nel 1883, Pierina Belli ci fa pensare ad una persona molto indietro nel tempo. Cosa può avere a che fare con noi negli anni Duemila? Ma non è così: è una donna che ha intuito il valore e la missione del laicato già nei primi anni del 1900. Leggendo la sua biografia ci si chiede: ma come ha fatto? A quel tempo? Una donna? Sembra più una ragazza del nostri giorni, impegnata in tutto ciò cha ha in incontrato nel periodo storico in cui è vissuta. I suoi genitori la lasciarono libera di vivere la vita che sentiva essere la sua, in anticipo anche questa scelta. Pur rivolgendosi con rispetto e obbedienza alle autorità religiose, non è mai stata passiva, ma piuttosto creativa, ottimista, responsabile di se stessa davanti a Dio».

Di qui parte una sintesi biografica di Pierina Belli, che si conclude con una preghiera, più che mai attuale, rivolta proprio alle donne che, come Pierina, si impegnano e vivono con orgoglio e passione la vita che hanno scelto: «Per tutte le donne impegnate a livello ecclesiale nella catechesi, nell’annuncio ai piccoli, nell’assistenza ai poveri ed agli anziani, nella crescita delle giovani generazioni. Per intercessione della Serva di Dio Pierina Belli, possano essere confermate e sostenute dal Signore e dalla comunità cristiana nel loro santo servizio a servizio del Regno».

                                                                                                   Egidio Bandini

Sabato 10 febbraio in preghiera con gli innamorati a Pieveottoville

Sabato 10 febbraio alle ore 20.30 nella chiesa di Pieveottoville avrà luogo la veglia di preghiera con e per gli innamorati presieduta dal Vescovo Ovidio.

Il momento di preghiera è promosso dall’Ufficio diocesano per la pastorale della famiglia ed è rivolto in particolare a tutte le coppie di futuri sposi che stanno frequentando o frequenteranno i corsi in preparazione al matrimonio cristiano promossi nei Vicariati della Diocesi.

Il 4 febbraio assemblea elettiva dell'Azione Cattolica Diocesana

Domenica 4 febbraio alle ore 15.30 si terrà nella parrocchia di San Giuseppe Lavoratore a Fidenza l'Assemblea diocesana elettiva per eleggere il nuovo consiglio diocesano dell'Azione Cattolica di Fidenza.

Oltre alla relazione del presidente uscente Michele Baschieri ci sarà l' ntervento del Vescovo Ovidio Vezzoli e del consigliere nazionale Giuditta Torrini.

Potranno votare tutti gli iscritti che hanno compiuto i 16 anni di età.

Il dottor Claudio Allegri nel ricordo di don Felice Castellani

All’età di 75 anni l’apprezzato dottor Claudio Allegri è venuto a mancare dopo una dolorosa malattia aggravatasi in questi ultimi giorni. La notizia ha colto di sorpresa le tante persone che lo stimavano e soprattutto gli amici che gli hanno voluto bene. La morte però non ha sorpreso né lui né coloro che lo hanno assistito con grande affetto. La loro apprensione non è passata inosservata all’infermo dottor Allegri che però sorrideva loro e li incoraggiava ammonendoli: “Non preoccupatevi per me perchè io sono sereno e abbandonato al Signore”.
Da alcune settimane ripeteva spesso: “Offro a Dio la mia vita terrena a favore della pace nel mondo, della serenità dei miei cari e anche per il Papa, la Chiesa e i sacerdoti. Inoltre per il perdono dei miei peccati e anche per ringraziarLo dei doni da Lui ricevuti nella mia vita”.
Nei momenti di intimità con i famigliari e gli amici che si stringevano in preghiera con lui diceva di essere fortunato perchè “il Signore mi ha scelto per soffrire con Lui per la salvezza del mondo”.
Questo sorprendente testamento spirituale è una testimonianza aperta della sua fede che non si vergognava mai di aver ricevuto nell’incontro di persone e gruppi cristiani che ha frequentato insieme alla moglie Mara. Si sono sposati quasi 50 anni fa a Siccomonte con una liturgia molto semplice ma fortemente incisiva e gioiosa preparata dalla comunità “Giovani lavoratori” dove è nata la sua conversione. La coppia ha aderito anche ad altri gruppi cristiani senza mai perdere di vista la comunità parrocchiale di San Giuseppe dove hanno scelto la casa più vicina alla chiesa, alla cappellina e all’immagine della Vergine di Fatima: non è stato di certo un caso.
Fin da giovane Claudio ha scelto la strada della cura dei malati, per i quali si spendeva con grande scrupolo umano e professionale. Essere medico per lui era una “vera missione trasformata nel tempo come incontro con Gesù nella carne del Buon Samaritano”. E a volte si rammaricava di non poter fare di più. Era piuttosto timido e riservato di carattere, ma quando non riusciva ad esprimere i suoi sentimenti si sfogava con la sua chitarra esibendosi in canti da lui composti. Gli amici lo chiamavano “il cantautore di Dio”. Sono decine i CD da lui prodotti, quasi tutti a forma di preghiera. Ad un suo grande amico di Salsomaggiore, Claudio Parmigiani, venuto a mancare ormai 30 anni fa, ha dedicato il maggior numero di canti come riconoscenza per un’amicizia che lo ha “trascinato” a vivere la preghiera come vero abbandono alla volontà di Dio. Spesso ricordava la sua ammirazione e la sua riconoscenza per tutti i sacerdoti che ha incontrato nella sua vita, sia nelle parrocchie che nei movimenti; e teneva in bella mostra nella sua abitazione le loro foto.

Don Felice Castellani

Il cardiochirurgo Alessandra Cattani ci scrive importanti aggiornamenti

Dopo la lettera indirizzata al Vescovo Ovidio in occasione delle festività natalizie, il cardiochirurgo Alessandra Cattani ha nuovamente scritto al presule dal Sud Sudan per comunicargli importanti aggiornamenti.

"Con grande gioia la informo che finalmente siamo riusciti ad equipaggiare e ad aprire l’angolo per i neonati patologici (e prematuri) all’interno del reparto maternità del Lui Hospital. E’ un piccolo spazio, perchè l’edificio è stretto, un pò buio e molto vecchio, ma dignitoso e pulito. Comprende tre letti grandi dove i neonati meno gravi possono stare con le mamme, due cullette neonatali, una lampada da fototerapia, una lampada riscaldante con lettino, due concentratori di ossigeno, un aspiratore, un pulsiossimetro con sensori pediatrici e neonatali, un glucometro e vari termometri. Ne andiamo molto fieri. Grazie per averci aiutato a realizzarlo”.

Conosciamo insieme la Caritas parrocchiale di Santa Maria Annunziata

Nella S. Messa di domenica 28 gennaio è stata donata ai presenti una copia del bollettino d’informazione “Casa Forestieri-Casa Tebah” che l’associazione Caritas parrocchiale di Santa Maria Annunziata-ODV ha preparato, come fa ogni anno, per ragguagliare la comunità sull’attività svolta nel 2023. Sul frontespizio è stata riprodotta una fotografia che ritrae alcuni migranti di origine subsahariana nel tentativo di scavalcare la barriera di protezione metallica posta alla frontiera con l’enclave spagnola di Melilla (costa orientale del Marocco). Nella parte inferiore della foto (scattata da Josè Palazon, responsabile della Ong Prodein) è possibile scorgere anche due giocatori impegnati in una partita di golf e incuranti di quanto sta accadendo a pochi passi da loro. Per la cronaca solo una ventina su duecento è riuscita ad entrare mentre una settantina di loro è rimasta in bilico per ore e ore sulla rete metallica prima che agenti della guardia civile li consegnassero alla polizia marocchina.

Si tratta di un’immagine che punta a sollevare interrogativi cruciali riguardanti i diritti umani e il valore della vita in un mondo globalizzato ai fini di una memoria condivisa: quella che può renderci più consapevoli di quanto avviene intorno a noi e che ci aiuta a comprendere i vissuti dei migranti sparsi nelle nostre città, spesso circondati dall’indifferenza.

Dopo che la distribuzione dei pacchi alimentari è stata affidata alla Caritas diocesana, l’ascolto delle persone in parrocchia ha evidenziato la necessità di venire incontro a tante esigenze (non solo economiche) dove il bisogno di relazioni è sempre al primo posto.

Presso Casa Forestieri sono attualmente presenti 10 persone (provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia) mentre presso i locali della seconda accoglienza sono state ospitate tre persone (provenienti da Etiopia e Eritrea) e che hanno poi raggiunto l’autonomina lavorativa e abitativa; infine, presso Casa Tebah prosegue l’ospitalità di una famiglia nigeriana (composta da padre, madre e tre figlie minorenni) in collaborazione con ASP.

Il Vescovo Ovidio (che nella parrocchia di Santa Maria A. ha celebrato il 23 settembre la messa in occasione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato) scrive nella sua lettera pastorale Cammini di comunione, volti di fraternità: “Quale sapienza cerchiamo?” Vero dono della sapienza da domandare a Dio è quello di non rinunciare all’umano, alla nostra condizione di creature, ma pur sempre dentro un progetto di misericordia e di compassione, che è quella di Dio verso tutti” (pag. 132). E Papa Francesco sottolinea: “Il percorso sinodale che, come Chiesa abbiamo intrapreso, ci porta a vedere nelle persone più vulnerabili (e tra questi molti migranti e rifugiati), dei compagni di viaggio da amare e curare come fratelli e sorelle”.

Busseto, sabato 3 febbraio festa in oratorio nel ricordo di don Bosco

Sabato 3 febbraio grande festa presso l’oratorio di Busseto nel ricordo di San Giovanni Bosco.

Dopo la s. Messa in Collegiata alle ore 18 seguiranno in oratorio le testimonianze di don Adamo Affri (cappellano in carcere) e della Casa famiglia della “Comunità Papa Giovanni XXIII” di Fiorenzuola. Al termine cena e giochi insieme.

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