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Dalla Chiesa Nazionale

A Carpi un seminario sulla salute delle vittime di violenza

Si terrà a Carpi presso l'Auditorium Loria dal 14 al 16 ottobre il seminario “Viaggio nella salute mentale delle donne vittime di violenza. Esperienze di cura e storie migratorie a confronto” organizzato dalla Comunità Papa Giovani XXIII. Tra i numerosi relatori interverranno Anna Claudia Servillo del Dipartimento per le Pari Opportunità, Martina Taricco, psicologa della Comunità Papa Giovanni XXIII, Giulia Fioravanti, psicologa di Differenza Donna, Josè Manuel Suárez, psicologo della Fundaciòn de Solidaridad Amaranta che supporta vittime di sfruttamento sessuale in Spagna.


Il 16 ottobre verrà presentato, in visione speciale solo per gli iscritti, il cortometraggio Ballerina realizzato dal regista Kristian Gianfreda realizzato grazie al contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità e della Cisl.

“All’indomani della Giornata mondiale della Salute mentale abbiamo voluto sottolineare l’urgenza di sostenere le donne che vivono un disagio mentale, specie in questo tempo di pandemia, dopo aver subito una forma di violenza. Il 44,7% delle chiamate che abbiamo ricevuto nei primi mesi di quest'anno erano da parte di donne che hanno raccontato di aver subito una violenza domestica. Nel 44% erano donne in stato di gravidanza.” spiega Irene Ciambezi, operatrice antitratta della Comunità di don Benzi.

Nelle giornate del 14 e del 15 ottobre sarà possibile seguire il seminario in diretta sui canali www.facebook.com/questoeilmiocorpo e su www.apg23.org/it/lifeapg23tv/

Il seminario rientra all'interno del progetto “MIRIAM. Free Migrant Women from GBV, through identification and access to specialized support service”, co-finanziato dall'Unione Europea. Prevede un percorso formativo rivolto a psicologi, psichiatri, professioni sanitarie, operatori dei centri di accoglienza al fine di migliorare l'identificazione precoce delle vittime. Ad oggi sono stati formati oltre 300 operatori dei servizi a bassa soglia del terzo settore.

L'evento fa parte delle iniziative preparatorie al Festival della migrazione promosso annualmente in autunno da Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, da Associazione Porta Aperta di Modena e IntegriaMo per rappresentare la diversità, le sfumature e l'esperienza soggettiva all'interno della migrazione, partendo dal comune denominatore dell’appartenenza all'umanità.

Lettera dei Vescovi della Conferenza Episcopale dell'Emilia Romagna

Pubblichiamo di seguito una lettera sulle vaccinazioni pervenutaci in data 29 settembre 2021 e firmata da tutti i Vescovi dell'Emilia Romagna.

 

Carissimi fedeli delle Chiese locali dell’Emilia Romagna,
come vostri Vescovi sentiamo la responsabilità morale di esortare con molta fermezza tutti coloro che possono farlo, a vaccinarsi: in primo luogo i presbiteri, i consacrati e i vari operatori pastorali impegnati nella vita e nella missione delle nostre Chiese diocesane. Non facciamo ricorso a obblighi, perché siamo tutti consapevoli che è in gioco il bene comune e la salute delle persone più anziane e più fragili. In qualche caso anche la nostra e la loro vita.
L’8 settembre, la presidenza della CEI, ha ripetuto che in questo tempo di ripresa, «segnata ancora da tante incertezze», è «compito della comunità cristiana adottare le misure necessarie a prevenire e ridurre quanto più possibile il rischio di contagio da buoni cittadini animati da senso civico e da cristiani chiamati ad amare e servire il prossimo. L’emergenza sanitaria non è ancora rientrata e gli strumenti a disposizione per frenare la diffusione della pandemia sono in continua evoluzione. In questo momento i vaccini sono ritenuti dalle autorità competenti un mezzo importante per rallentare e contenere il contagio e quindi prevenire il Covid-19 almeno nelle forme più gravi.
Ci sono alcune attività pastorali che possono esporre a un particolare rischio di contagio o perché svolte in gruppo oppure per la loro stessa natura (come le attività coreutiche). La cura delle relazioni chiede d'incentivare il più possibile l'accesso alla vaccinazione dei ministri straordinari della Comunione Eucaristica; di quanti sono coinvolti in attività caritative; dei catechisti; degli educatori; dei volontari nelle attività ricreative; dei coristi e dei cantori».

Per la celebrazioni, si continua a osservare quanto previsto dal Protocollo CEI-Governo del 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del Comitato Tecnico-Scientifico.
Visto che sono chiamati a garantire l’altro, rispondendo all’obbligo vaccinale medici e personale sanitario, insegnanti e operatori della scuola, come vescovi rivolgiamo anche ai ministri ordinati, ai volontari e agli operatori pastorali un serio invito a guidare le riunioni comunitarie e gli incontri di catechismo o altre attività educative in presenza solo se hanno ricevuto da almeno due settimane la prima dose di vaccino, se sono guariti dal Covid da non più di sei mesi o se, nelle 48 ore precedenti a ogni momenti in cui prestano i loro servizi, hanno effettuato un tampone risultato negativo. Lo stesso fermo invito vale per ministri straordinari della comunione, per chi fa servizio nella liturgia e per chi svolge attività educative in parrocchia. 
Come previsto dalla normativa vigente, nelle iniziative in cui, al chiuso, sia prevista preparazione, distribuzione o consumazione di cibo, attività di intrattenimento, ludico-sportive o teatrali al chiuso, attività didattiche, come il doposcuola o aiuto allo studio, per chi ha dei dipendenti è richiesto il green pass e sarà compito del legale rappresentante o di un suo incaricato effettuarne il controllo, anche a campione.
Nel caso in cui alcuni locali siano dati in uso in modo estemporaneo ad altri (condominio o riunioni di privati) sarà premura del legale rappresentante o di un suo incaricato comunicare il rispetto delle norme vigenti.
Anche nelle circostanze che stiamo vivendo sentiamo come nostro compito educare e formare le coscienze a comprendere il valore delle cure e degli strumenti resi disponibili dalla ricerca.
Ricordiamo anche la nota del 21 dicembre 2020 della Congregazione per la dottrina della Fede nella quale ha espresso una parola risolutiva sulla questione della liceità morale dei vaccini. 
Carissimi, vi incoraggiamo perciò tutti all’adozione di queste misure efficaci di contrasto alla pandemia. Come comunità cristiane continuiamo a fare la nostra parte con spirito collaborativo per il bene di tutti e di ciascuno della nostra società.
Gli Arcangeli e gli Angeli custodi ci siano di esempio e ci sostengano in questo impegno verso gli altri, che è un atto di carità fraterna. 

29 settembre 2021    I Vescovi dell’Emilia-Romagna

XVI edizione del Forum dell’Informazione Cattolica per la Custodia del Creato

XVI FORUM DELL'INFORMAZIONE CATTOLICA PER LA CUSTODIA DEL CREATO

XVI GIORNATA NAZIONALE PER LA CUSTODIA DEL CREATO

Nessuno si salva da solo.

Dalla Laudato si’ alla Fratelli Tutti per un nuovo rinascimento sociale ed ecologico

Parte dalla Puglia il “nuovo rinascimento sociale ed ecologico”, che la onlus Greenaccord considera ormai «improcrastinabile», come afferma il presidente Alfonso Cauteruccio. «Più considerazione, più coinvolgimento e più creatività dei giovani, meno consumo di risorse e meno scarti, più relazioni e più mobilità sostenibile». Sarà questo il leit motiv del XVI Forum dell'Informazione Cattolica per la Custodia del Creato che, dal 2004 si svolge nel periodo denominato “tempo del creato”, che va dal 1 settembre al 4 ottobre, memoria liturgica di san Francesco.

Grazie al sostegno e alla collaborazione dell'Arcidiocesi di Bari-Bitonto e della Regione Puglia, quest'anno Greenaccord sarà nel capoluogo pugliese, dall'1 al 3 ottobre, per una tre giorni intitolata “Nessuno si salva da solo. Dalla Laudato sì alla Fratelli tutti per un nuovo rinascimento sociale ed ecologico”. Un titolo impegnativo, che prende a prestito la frase “Nessuno si salva da solo” pronunciata da papa Francesco nell'incontro di preghiera per la pace promosso da Sant'Egidio (20 ottobre 2020).

«Si tratta – continua il presidente Cauteruccio – di un'occasione per continuare a conoscere, capire e approfondire – con il supporto delle due lettere encicliche del Pontefice, Laudato Sì e Fratelli Tutti – le metamorfosi del mondo, tra cambiamenti climatici e mutamenti demografici, nell’intento di aprire le strade dell’avvenire a “un nuovo rinascimento sociale ed ecologico” che consenta agli adolescenti di oggi e alle  prossime generazioni di esprimere i propri talenti in Paesi più sani e giusti. Greenaccord è grata per il sostegno e l’accoglienza offerti dall’arcidiocesi di Bari e confida che questo 16° Forum possa contribuire a favorire dibattito e riflessione e ad accendere i riflettori sulla prossima 49a Settimana sociale che si svolgerà a Taranto».

Il Forum – al quale prenderanno parte una sessantina di giornalisti delle maggiori testate italiane – si articolerà in tre sessioni di lavoro, con relatori esperti delle tematiche ambientali.

Venerdì 1° ottobre, dalle 15.00 alle 19.00, il panel introduttivo “Non dovremo tornare alla normalità perché la normalità era il problema”: verranno evidenziate le sfide del Mezzogiorno e il ruolo proattivo dei giovani, tra Green New Deal e Recovery Plan.

Sabato 2 ottobre due distinte, ma complementari sessioni: la prima (dalle 9.30 alle 13.30) “Madre Terra”, dedicata alla protezione  e alla valorizzazione sostenibile delle limitate risorse naturali per meglio intraprendere processi di adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano; la seconda (dalle 15.00 alle 19.00) “Chi va piano va sano e va lontano”, ovvero le infinite vie della mobilità sostenibile per un turismo più responsabile.

Domenica 3 ottobre, alle 11.00, santa messa in Cattedrale presieduta da mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto.

Come da consuetudine, nell'ambito del Forum, sarà conferito il Premio giornalistico “Sentinelle del Creato” a 4 giornalisti e a personaggi del mondo dell'arte, della cultura e dell'imprenditoria, che si sono particolarmente distinti nella difesa dell'ambiente. Presentano i giornalisti Roberto Amen e Romina Gobbo, con l'accompagnamento musicale di alcuni allievi del Liceo Musicale “Domenico Cirillo” di Bari.

Il Forum sarà in diretta streaming sul canale youtube della Arcidiocesi di Bari-Bitonto e pubblicato sulla pagina facebook di Greenaccord e sul Portale dell'Arcidiocesi di Bari-Bitonto.

 

Domenica 26 settembre: Giornata mondiale del migrante e del rifugiato

Riportiamo di seguito il Messaggio di Papa Francesco per la 107° Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che quest'anno cade domenica 26 settembre. 

“Verso un noi sempre più grande”

Cari fratelli e sorelle!

Nella Lettera Enciclica Fratelli tutti ho espresso una preoccupazione e un desiderio, che ancora occupano un posto importante nel mio cuore: «Passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto- protezione egoistica. Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più “gli altri”, ma solo un “noi”» (n. 35).

Per questo ho pensato di dedicare il messaggio per la 107° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato a questo tema: “Verso un noi sempre più grande”, volendo così indicare un chiaro orizzonte per il nostro comune cammino in questo mondo.

La storia del “noi”

Questo orizzonte è presente nello stesso progetto creativo di Dio: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi”» (Gen 1,27-28). Dio ci ha creati maschio e femmina, esseri diversi e complementari per formare insieme un noi destinato a diventare sempre più grande con il moltiplicarsi delle generazioni. Dio ci ha creati a sua immagine, a immagine del suo Essere Uno e Trino, comunione nella diversità.

E quando, a causa della sua disobbedienza, l’essere umano si è allontanato da Dio, Questi, nella sua misericordia, ha voluto offrire un cammino di riconciliazione non a singoli individui, ma a un popolo, a un noi destinato ad includere tutta la famiglia umana, tutti i popoli: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio» (Ap 21,3).

La storia della salvezza vede dunque un noi all’inizio e un noi alla fine, e al centro il mistero di Cristo, morto e risorto «perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). Il tempo presente, però, ci mostra che il noi voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato. E questo si verifica specialmente nei momenti di maggiore crisi, come ora per la pandemia. I nazionalismi chiusi e aggressivi (cfr Fratelli tutti, 11) e l’individualismo radicale (cfr ibid., 105) sgretolano o dividono il noi, tanto nel mondo quanto all’interno della Chiesa. E il prezzo più alto lo pagano coloro che più facilmente possono diventare gli altri: gli stranieri, i migranti, gli emarginati, che abitano le periferie esistenziali.

In realtà, siamo tutti sulla stessa barca e siamo chiamati a impegnarci perché non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità. Per questo colgo l’occasione di questa Giornata per lanciare un duplice appello a camminare insieme verso a un noi sempre più grande, rivolgendomi anzitutto ai fedeli cattolici e poi a tutti gli uomini e le donne del mondo.

Una Chiesa sempre più cattolica

Per i membri della Chiesa Cattolica tale appello si traduce in un impegno ad essere sempre più fedeli al loro essere cattolici, realizzando quanto San Paolo raccomandava alla comunità di Efeso: «Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo» (Ef 4,4-5).

Infatti la cattolicità della Chiesa, la sua universalità è una realtà che chiede di essere accolta e vissuta in ogni epoca, secondo la volontà e la grazia del Signore che ci ha promesso di essere con noi sempre, fino alla fine dei tempi (cfr Mt 28,20). Il suo Spirito ci rende capaci di abbracciare tutti per fare comunione nella diversità, armonizzando le differenze senza mai imporre una uniformità che spersonalizza. Nell’incontro con la diversità degli stranieri, dei migranti, dei rifugiati, e nel dialogo interculturale che ne può scaturire ci è data l’opportunità di crescere come Chiesa, di arricchirci mutuamente. In effetti, dovunque si trovi, ogni battezzato è a pieno diritto membro della comunità ecclesiale locale, membro dell’unica Chiesa, abitante nell’unica casa, componente dell’unica famiglia.

I fedeli cattolici sono chiamati a impegnarsi, ciascuno a partire dalla comunità in cui vive, affinché la Chiesa diventi sempre più inclusiva, dando seguito alla missione affidata da Gesù Cristo agli Apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,7-8).

Oggi la Chiesa è chiamata a uscire per le strade delle periferie esistenziali per curare chi è ferito e cercare chi è smarrito, senza pregiudizi o paure, senza proselitismo, ma pronta ad allargare la sua tenda per accogliere tutti. Tra gli abitanti delle periferie troveremo tanti migranti e rifugiati, sfollati e vittime di tratta, ai quali il Signore vuole sia manifestato il suo amore e annunciata la sua salvezza. «I flussi migratori contemporanei costituiscono una nuova “frontiera” missionaria, un’occasione privilegiata di annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo senza muoversi dal proprio ambiente, di testimoniare concretamente la fede cristiana nella carità e nel profondo rispetto per altre espressioni religiose. L’incontro con migranti e rifugiati di altre confessioni e religioni è un terreno fecondo per lo sviluppo di un dialogo ecumenico e interreligioso sincero e arricchente» (Discorso ai Direttori Nazionali della Pastorale per i Migranti, 22 settembre 2017).

Un mondo sempre più inclusivo

A tutti gli uomini e le donne del mondo va il mio appello a camminare insieme verso un noi sempre più grande, a ricomporre la famiglia umana, per costruire assieme il nostro futuro di giustizia e di pace, assicurando che nessuno rimanga escluso.

Il futuro delle nostre società è un futuro “a colori”, arricchito dalla diversità e dalle relazioni interculturali. Per questo dobbiamo imparare oggi a vivere insieme, in armonia e pace. Mi è particolarmente cara l’immagine, nel giorno del “battesimo” della Chiesa a Pentecoste, della gente di Gerusalemme che ascolta l’annuncio della salvezza subito dopo la discesa dello Spirito Santo: «Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Ebrei e proseliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio» (At 2,9-11).

È l’ideale della nuova Gerusalemme (cfr Is 60; Ap 21,3), dove tutti i popoli si ritrovano uniti, in pace e concordia, celebrando la bontà di Dio e le meraviglie del creato. Ma per raggiungere questo ideale dobbiamo impegnarci tutti per abbattere i muri che ci separano e costruire ponti che favoriscano la cultura dell’incontro, consapevoli dell’intima interconnessione che esiste tra noi. In questa prospettiva, le migrazioni contemporanee ci offrono l’opportunità di superare le nostre paure per lasciarci arricchire dalla diversità del dono di ciascuno. Allora, se lo vogliamo, possiamo trasformare le frontiere in luoghi privilegiati di incontro, dove può fiorire il miracolo di un noi sempre più grande.

A tutti gli uomini e le donne del mondo chiedo di impiegare bene i doni che il Signore ci ha affidato per conservare e rendere ancora più bella la sua creazione. «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”» (Lc 19,12-13). Il Signore ci chiederà conto del nostro operato! Ma perché alla nostra Casa comune sia assicurata la giusta cura, dobbiamo costituirci in un noi sempre più grande, sempre più corresponsabile, nella forte convinzione che ogni bene fatto al mondo è fatto alle generazioni presenti e a quelle future. Si tratta di un impegno personale e collettivo, che si fa carico di tutti i fratelli e le sorelle che continueranno a soffrire mentre cerchiamo di realizzare uno sviluppo più sostenibile, equilibrato e inclusivo. Un impegno che non fa distinzione tra autoctoni e stranieri, tra residenti e ospiti, perché si tratta di un tesoro comune, dalla cui cura come pure dai cui benefici nessuno dev’essere escluso.

Il sogno ha inizio

Il profeta Gioele preannunciava il futuro messianico come un tempo di sogni e di visioni ispirati dallo Spirito: «Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (3,1). Siamo chiamati a sognare insieme. Non dobbiamo aver paura di sognare e di farlo insieme come un’unica umanità, come compagni dello stesso viaggio, come figli e figlie di questa stessa terra che è la nostra Casa comune, tutti sorelle e fratelli (cfr Enc. Fratelli tutti, 8).

Preghiera

Padre santo e amato,
il tuo Figlio Gesù ci ha insegnato
che nei Cieli si sprigiona una gioia grande
quando qualcuno che era perduto
viene ritrovato,
quando qualcuno che era escluso, rifiutato o scartato viene riaccolto nel nostro noi,
che diventa così sempre più grande.

Ti preghiamo di concedere a tutti i discepoli di Gesù e a tutte le persone di buona volontà
la grazia di compiere la tua volontà nel mondo. Benedici ogni gesto di accoglienza e di assistenza che ricolloca chiunque sia in esilio

nel noi della comunità e della Chiesa,
affinché la nostra terra possa diventare,
così come Tu l’hai creata,la Casa comune di tutti i fratelli e le sorelle. Amen.

Roma, San Giovanni in Laterano, 3 maggio 2021, Festa dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo

Francesco

Don Giovanni Fornasini: chi era il sacerdote testimone degli eccidi di Monte Sole

Giovanni Fornasini nacque a Pianaccio di Lizzano in Belvedere (BO), sull’appennino bolognese, il 23 febbraio 1915. Nel 1925 la famiglia si trasferisce a Porretta Terme (BO): la vita di preghiera, servizio e fraternità nella comunità parrocchiale fa maturare in Giovanni il desiderio di diventare prete. Nel 1931 inizia un percorso di crescita per 11 anni in seminario che, anche attraverso le fatiche sperimentate nello studio e l’umiltà nell’affrontare una salute spesso cagionevole, lo rende capace di mettersi nei panni degli altri. Diventa prete il 28 giugno del 1942 nella Cattedrale di San Pietro, dopo aver stretto con i compagni di seminario un patto di reciproco aiuto chiamato “La repubblica degli illusi”, che li impegna ad andare controcorrente, ricordandosi che ogni cosa sottratta all’amore è sottratta alla vita.

03 Giovanni con un amico sul Corno alle Scale

(Don Giovanni con un amico sul Corno alle Scale)

Dall’estate 1942 al giorno della morte don Giovanni è parroco di Sperticano, una piccola comunità di 333 abitanti vicino a Marzabotto. È tempo di guerra: prima si sente la mancanza dei parrocchiani lontani al fronte; dopo l’8 settembre 1943 il conflitto arriva in casa, con i tedeschi che presidiano il territorio, gli alleati che si avvicinano e bombardano, i partigiani nascosti sui monti. Don Giovanni si adopera con tutte le forze perché la parrocchia sia comunità di preghiera e carità: con la sua bicicletta si sposta ovunque per essere di aiuto e portare soccorso a tutti coloro che sono in pericolo. Offre più volte i suoi beni e anche la sua vita per salvare uomini rastrellati.

 

09 La biciletta di don Giovanni Fornasini e sullo sfondo la chiesa di Sperticano foto Franci

(La bicicletta di don Giovanni Fornasini e, sullo sfondo, la chiesa di Sperticano)

 

Il 29 settembre 1944, all’inizio degli eccidi di Monte Sole, don Giovanni è fatto prigioniero a Pioppe di Salvaro mentre cerca di soccorrere chi è stato arrestato; rilasciato, scende a Bologna per ottenere un lasciapassare; ritornato in parrocchia non può far altro che seppellire i morti, mentre le SS occupano la sua canonica. La sera del 12 ottobre 1944 accompagna per precauzione alcune ragazze del paese, invitate ad una festa dai militari nazisti. Dopo vane richieste di poter salire sul crinale dove sono avvenute le stragi per benedire e seppellire i morti, il capitano delle SS lo invita a salire dietro di lui il giorno dopo a San Martino di Caprara. La mattina del 13 ottobre don Giovanni parte da Sperticano verso il monte e non farà più ritorno. Alla sera i soldati festeggiano in canonica a Sperticano cantando: “Pastore kaputt”, ma la certezza della sua morte si avrà solo il 22 aprile 1945, alla fine della guerra, quando il fratello Luigi potrà salire a San Martino e recuperare la salma che viene portata e sepolta a Sperticano, dove tutt’ora conservata nella chiesa parrocchiale.

L’esame dei suoi resti ha permesso di constatare la causa della morte, che avvenne a seguito di un doloroso e brutale pestaggio. La sua generosità aveva infastidito e in lui si volle eliminare un testimone autorevole e scomodo degli eccidi.

Papa Francesco lo annovererà fra i martiri della fede il 26 settembre 2021.

Domenica 26 settembre: a Bologna la beatificazione di don Giovanni Fornasini

Domenica 26 settembre alle ore 16 nella Basilica di San Petronio a Bologna sarà celebrata la s. Messa di Beatificazione del martire don Giovanni Fornasini, morto il 13 ottobre 1944 a San Martino di Caprara, testimone degli eccidi avvenuti a Monte Sole nei giorni precedenti. Presiederà la celebrazione, a nome di Papa Francesco, il cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Oltre che in Basilica sarà possibile partecipare alla celebrazione anche in Piazza Maggiore, dove sarà allestito un maxischermo. Nel giorno della beatificazione saranno portate nella basilica di San Petronio, insieme all’urna con i resti del corpo del martire, anche alcuni particolari oggetti che gli sono appartenuti: la bicicletta con cui accorreva verso chi aveva bisogno; gli occhiali e l’aspersorio che aveva con sé il giorno del martirio. Per prenotare gratuitamente il posto per la celebrazione in San Petronio consultare https://www.chiesadibologna.it/ alla pagina dedicata alla beatificazione di don Fornasini o al link https://iscrizionieventi.glauco.it/Client/html/#/login

Per prenotare il posto all’esterno in piazza Maggiore seguire le indicazioni sul sito del Festival francescano (https://www.festivalfrancescano.it/) oppure digitare al link https://www.festivalfrancescano.it/product/celebrazione-eucaristica-e-beatificazione-del-martire-don-giovanni-fornasini/

L’Ufficio per le comunicazioni sociali dell’arcidiocesi di Bologna accompagna gli eventi legati alla beatificazione attraverso i suoi strumenti. La Messa sarà trasmessa in streaming sul sito dell’arcidiocesi www.chiesadibologna.it e sul canale YouTube di 12Porte. Bologna Sette, il settimanale della diocesi che esce ogni domenica come dorso di Avvenire, ospiterà per il numero del 26 settembre un inserto speciale dedicato a don Giovanni Fornasini. Il sito della diocesi nella sezione dedicata al futuro beato è costantemente aggiornato con approfondimenti e informazioni sugli eventi legati alla beatificazione.

Iniziative in preparazione alla beatificazione

Nei giorni precedenti la beatificazione ci saranno alcune iniziative di preparazione all’evento. Da venerdì 24 a domenica 26 settembre, in uno degli stand del Festival Francescano in Piazza Maggiore, sarà esposta una mostra fotografica che descrive, anche con alcuni testi a commento, i passaggi più importanti della vita di don Giovanni Fornasini.

Giovedì 23 settembre alle ore 21 al cinema Bellinzona proiezione del film «L’uomo che verrà». (È necessaria la prenotazione tramite il sito www.festivalfrancescano.it)

Venerdì 24 settembre alle ore 21 nel chiostro di Santo Stefano in Bologna andrà in scena «Un cristiano. Don Giovanni Fornasini a Monte Sole», opera a voci, scritta e interpretata da Alessandro Berti. (È necessaria la prenotazione tramite il sito www.festivalfrancescano.it)

Sabato 25 settembre alle ore 15.30 incontro di preghiera e spiritualità nella chiesa di Marzabotto con i «cantieri di riconciliazione» promossi dalla comunità di Boves (CN) per costruire percorsi di pace nelle comunità coinvolte dalle violenze della Seconda guerra mondiale. Dopo il saluto delle autorità la prolusione sarà tenuta dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna. Interverranno inoltre don Gianluca Busi, parroco di Marzabotto e iconografo sul tema: «Arte e iconografia dedicata ai preti e alle comunità di Monte Sole»; don Angelo Baldassarri, presidente del Comitato diocesano per la beatificazione di don Giovanni Fornasini su «La carità di deve usare con tutti. La testimonianza di amore e servizio di don Giovanni Fornasini»; don Bruno Mondino, parroco di Boves (Cn), «Martiri per una nuova città. La riconciliazione strada per una buona convivenza civile»; fra Paolo Barabino, superiore della Piccola Famiglia dell’Annunziata, su «Con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutta la tua forza. L’offerta di sé come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio». A conclusione breve momento di preghiera.

Incontri di preghiera dopo la beatificazione

Mercoledì 29 settembre, nel ricordo del primo giorno della strage, alle ore 10 commemorazione alla Botte di Salvaro e alle 11 Messa alla chiesa di Salvaro.

Domenica 3 ottobre nel mattino Messa per tutti i caduti nella chiesa parrocchiale di Marzabotto presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna.

Mercoledì 13 ottobre si celebra la prima memoria liturgica del Beato Giovanni Fornasini. Alle ore 18.30 Messa a Sperticano presieduta dal cardinale Matteo Zuppi. Dalle ore 9.00 itinerario di preghiera a piedi sui luoghi del martirio di don Giovanni con partenza da Sperticano e sosta a San Martino di Caprara.

 

Domenica 19 settembre 2021: Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero diocesano

Torna domenica 19 settembre la Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero diocesano, giunta quest’anno alla XXXIII edizione e celebrata in tutte le 26 mila parrocchie italiane.
Si tratta di una domenica di sensibilizzazione che richiama l’attenzione sulla missione dei sacerdoti, sulla loro opera e sulle offerte che sono dedicate al loro sostentamento.

“La Giornata Nazionale non è solo una domenica di gratitudine nei confronti dei sacerdoti ma è un’occasione per far comprendere ai fedeli quanto conta il loro contributo. Il sacerdote è un riferimento al nostro fianco che per svolgere il proprio compito ha bisogno di sostegno e supporto per vivere una vita decorosa - sottolinea il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – Le offerte rappresentano il segno concreto dell’appartenenza ad una stessa comunità di fedeli e costituiscono un mezzo per sostenere concretamente tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro. Tanto più in questo anno e mezzo segnato dal Covid, in cui da mesi i preti diocesani continuano a tenere unite le comunità provate dalla pandemia”.

Una Giornata che quest’anno sarà un’occasione anche per il lancio dei nuovi strumenti di comunicazione:

Il nuovo logo è frutto di un anno di ascolto delle comunità, - spiega Compagnoni - e dell’analisi delle loro esigenze. Abbiamo tradotto le indicazioni ed i suggerimenti ricevuti nella realizzazione di un unico logo ed un solo nome che accomunerà il sito e il trimestrale d’informazione del Servizio Promozione CEI. Un cambio di rotta dettato dalla necessità di creare un sistema di media integrato, composto da un magazine cartaceo ed un’area digitale, che comprende sito e social, pensata soprattutto per i giovani adulti di età compresa tra i 40 ed i 60 anni”.

Nonostante siano state istituite nel 1984 le offerte deducibili sono ancora poco comprese ed utilizzate dai fedeli. Da qui l’importanza di uno strumento che permette a ogni persona di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani.

L’importanza di questa unione è sottolineata anche dal nuovo nome attribuito alle offerte che da Insieme ai sacerdoti è ora diventato Uniti nel dono per mettere, ancor più, in evidenza il principio di reciprocità e condivisione che rende forti le comunità parrocchiali e il valore della comunità stretta intorno al proprio parroco.

Un’idea veicolata anche dal nuovo logo, che rappresenta un albero stilizzato formato da una mano protesa e da un insieme di foglie, una delle quali di un colore diverso dalle altre.
È un’immagine che esprime unione e condivisione, accoglienza e generosità, partecipazione corale e unicità del contributo di ciascuno.

Anche il sito, online da settembre, mette al centro la comunità, sostegno imprescindibile per i sacerdoti, raccontando storie di coraggio e condivisione. Un nuovo layout, semplice ed intuitivo, permetterà di accedere alle news, ai progetti del territorio, alle testimonianze dei sacerdoti, anche attraverso i racconti in prima persona contenuti nei filmati, e alle modalità di donazione.

Le offerte raggiungono circa 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche 300 sacerdoti diocesani impegnati in missioni nei Paesi del Terzo Mondo e 3.000 sacerdoti, ormai anziani o malati, dopo una vita spesa al servizio agli altri e del Vangelo.

L’importo complessivo delle offerte nel 2020 si è attestato sopra gli 8,7 milioni di euro rispetto ai 7,8 milioni del 2019. Il dato 2020 è di oltre 109 mila offerte: un riconoscimento da parte dei fedeli al grande impegno profuso dai sacerdoti nel difficile anno della pandemia.

Visita il nuovo sito: www.unitineldono.it. Qui troverai notizie, eventi ed aggiornamenti in tempo reale che saranno disponibili grazie ad una redazione giornalistica che curerà i rapporti con il territorio e con la comunità dei donatori.

Il sito pone al centro la comunità, sostegno imprescindibile per i sacerdoti, raccontando storie di coraggio e condivisione.

Un nuovo layout, semplice ed intuitivo, permetterà di accedere alle news, ai progetti del territorio, alle testimonianze dei sacerdoti, anche attraverso i racconti in prima persona contenuti nei filmati, e alle modalità di donazione.

Modalità per fare un’offerta volta al sostentamento dei sacerdoti

Per sostenere i sacerdoti diocesani con le offerte ‘Uniti nel dono’ i fedeli hanno a disposizione le seguenti 4 modalità:

1 - Conto corrente postale
Si può utilizzare il c/c postale n. 57803009 per effettuare il versamento alla posta.

2 - Carta di credito
Grazie alla collaborazione con Nexi, i titolari di carte di credito Mastercard e Visa posso- no inviare l’Offerta, in modo semplice e sicuro, chiamando il numero verde 800 825000 oppure collegandosi al sito Internet www.unitineldono.it/dona-ora/

3 - Versamento in banca
Si può donare con un bonifico sull’iban IT 90 G 05018 03200 000011610110 a favore dell’Istituto Centrale Sostentamento Clero specificando nella causale “Erogazioni Liberali” ai fini della deducibilità.
L’elenco delle altre banche disponibili a ricevere un ordine di bonifico è consultabile su www.unitineldono.it/dona-ora/.

4 - Istituti Diocesani per il Sostentamento del Clero
Si può anche effettuare il versamento direttamente presso gli Istituti Diocesani Sostenta- mento Clero (elenco Istituti Diocesani Sostentamento Clero www.unitineldono.it/lista-idsc).

L’offerta è deducibile. Il contributo è libero.

La Comunità di Don Oreste Benzi torna nelle piazze dell'Emilia Romagna con 'Un pasto al giorno': il gesto concreto che aiuta i più deboli

L'iniziativa solidale della Comunità Papa Giovanni XXIII, "Un pasto al giorno", di sabato 25 e domenica 26 settembre è parte di un progetto che ha l’obiettivo di garantire 7,5 milioni di pasti a chi è in difficoltà. Una risposta forte e concreta alle difficoltà esplose in seguito alla pandemia nel segno del messaggio di Papa Francesco.

C’è chi ha sempre dovuto lottare per sopravvivere. C’è chi invece, tutto sommato, riesce a portare avanti una vita più o meno tranquilla, pur con tutte le difficoltà quotidiane. E poi c’è chi ha perso tutto all’improvviso, chi si è ritrovato da un giorno all’altro in un mondo che pensava distante anni luce dal suo. Le ferite e le cicatrici causate dalla pandemia di Covid-19 sono tante, e sono sempre più evidenti nelle nostre città, nelle nostre strade e persino nelle nostre case. Si tratta proprio di una “piaga che ha moltiplicato ulteriormente i poveri”, come ha sottolineato anche Papa Francesco. Ed è proprio di fronte a difficoltà radicali come questa che diventano ancora più importanti la solidarietà e il senso di comunità, valori da sempre al centro dell’opera della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da Don Oreste Benzi nel 1968 e presente in più di 40 paesi del mondo con oltre 500 realtà di accoglienza. 

I membri e volontari della Comunità, infatti, anche quest’anno non faranno mancare la loro presenza nelle piazze di tutta Italia il 25 e il 26 settembre, in occasione dell’iniziativa solidale 'Un pasto al giorno' uno dei progetti grazie al quale ogni anno la Comunità raccoglie adesioni e sostegno necessari a garantire 7 milioni e mezzo di pasti per chi ne ha più bisogno in tutto il mondo. L’evento di piazza, infatti, sarà un’occasione per sensibilizzare circa le ingiustizie e le difficoltà che ogni giorno tanti devono fronteggiare non solo come singoli, ma anche come comunità.

Foto copia

 

Le cifre, del resto, parlano chiaro: se nel 2019 i dati sulla povertà assoluta in Italia e in Emilia-Romagna avevano fatto registrare un miglioramento, negli ultimi mesi, complice soprattutto l’impatto della pandemia, la situazione è tornata a peggiorare: nel corso del 2020, infatti, la percentuale di famiglie in condizione di povertà in Emilia-Romagna è salita al 5,3% rispetto al 4,2% dell'anno precedente (dati Istat). 

In tutta Italia, dunque, oggi ci sono oltre 5,6 milioni di persone in situazione di bisogno, di cui un milione di “nuovi poveri”, persone che prima non avevano bisogno di aiuto. Una fotografia, questa, che rende subito chiaro come sia ancora più importante un approccio che punti al contributo di tutti e che sappia guardare alla ripartenza in una chiave più inclusiva. “Il nostro sguardo va oltre alla grave crisi del Covid-19; va al cambiamento climatico che porta a migliaia di profughi in cammino e alle crisi umanitarie mondiali che ci riguardano tutti. Nessuno può trovarsi privato del necessario – ha spiegato Giovanni Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII -, il nostro impegno è per quelle persone che hanno ancora fame, che non hanno accesso all’acqua, alle cure, per quei bambini che non hanno accesso all'educazione scolastica. La soluzione va cercata in un approccio che non mette al centro solo il risparmio, l’economia, il vantaggio dei singoli, ma che riguarda il sentirsi una comunità formata da persone che si incontrano, condividono e affrontano tutti insieme le difficoltà. Anche in questa luce – conclude Ramonda - aderiamo nuovamente al Tempo del Creato promosso dalla Chiesa e animato dal Movimento Laudato Sì. Il tema 2021 è “una casa per tutti”, come non riconoscerci anche noi in questa chiamata? Oggi che ci troviamo a dover fare i conti con problemi nuovi, come la pandemia o le nuove crisi umanitarie, la soluzione ci arriva dai valori di sempre, gli stessi che erano alla base dell’impegno di Don Oreste Benzi”.

Un impegno, dunque, che si ricollega a quello 'sguardo nuovo' richiamato recentemente anche da Papa Francesco in riferimento “a questi tempi difficili, che richiedono di affidarsi alla presenza di Dio, sempre all’opera nella vita e nella storia. È questa la nostra fiducia ed è questo che ci dà forza per andare avanti ogni giorno con pazienza, seminando il bene che porterà frutto. Quant’è importante questo atteggiamento anche per uscire bene dalla pandemia! Coltivare la fiducia di essere nelle mani di Dio e al tempo stesso impegnarci tutti per ricostruire e ricominciare, con pazienza e costanza”.

Anche in questa edizione non mancherà la possibilità di compiere un piccolo gesto simbolico: i volontari della Comunità di don Benzi hanno realizzato, grazie al contributo degli illustratori dell’Associazione Italiana Autori di Immagini, delle tovagliette all'americana che verranno distribuite nel corso dell'evento. Metterle sulla propria tavola “sarà come 'invitare' una persona in difficoltà – spiegano i responsabili dell'iniziativa 'Un pasto al Giorno' – perché ognuna di esse diventerà simbolicamente il suo posto a tavola nel segno di una solidarietà concreta che può aiutarci a ripartire insieme e al fianco di chi ne ha più bisogno”. 

XXXIII Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero: il messaggio di mons. Gian Carlo Perego

Pubblichiamo di seguito il messaggio che S.E. Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Vescovo delegato dell’Emilia Romagna per il sovvenire ha scritto in occasione della XXXIII Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero

Uniti nel dono

 

“Uniti nel dono” per il bene di tutti è il titolo della XXXIII Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero, quest’anno anticipata, di Domenica 19 settembre.

“Uniti”: è una Giornata in cui le nostre Chiese dell’Emilia Romagna esprimono l’unità, una delle note della Chiesa, e la comunione con tutta le Chiese in Italia attorno al valore del presbitero nella vita delle nostre comunità. Tutti, infatti riconosciamo che i nostri presbiteri sono un dono per le nostre comunità: per la vita liturgica, per l’annuncio della fede, per la carità verso le famiglie, i ragazzi e i giovani, i malati, i più poveri. Il prete è per tutti e di tutti. C’è un passo molto bello di un articolo di Adesso, il quindicinale fondato da don Primo Mazzolari, dedicato al prete che cammina, pellegrino: “Egli è il viator non soltanto per l’inquietudine dell’eterno, che possiede in comune con ogni uomo, ma per vocazione e offerta. Si deve tutto a tutti, e lui non si può mai abbandonare interamente a nessuna creatura. È un pane di comunione che tutti possono mangiare, ma di cui nessuno ha l’esclusiva» (Adesso, 1 marzo 1949). Cammina tra la gente, il prete, ma con lo sguardo avanti, perché il suo progetto è rivestito di eternità. Non solo cammina insieme agli altri, ma la sua tensione sinodale significa che insieme agli altri guarda verso la stessa meta: una Chiesa che ascolta e che parla, che accompagna, che riparte dagli ultimi, povera. Domenica, nelle nostre parrocchie, ricorderemo il prete, i nostri preti come un dono per la parrocchia, le unità pastorali, per l’Ospedale, come per il carcere, in Oratorio e nelle case per gli anziani, con la porta che si apre sulle necessità spirituali e materiali di tutti.

E nella stessa Domenica i fedeli sono invitati a valorizzare ed estendere la possibilità di un’offerta deducibile proprio per rafforzare il fondo nazionale che garantisce a ogni nostro presbitero uno stipendio per vivere e operare.

Lo scorso anno i fedeli dell’Emilia Romagna hanno fatto 732 offerte deducibili per un totale di 755.120,00 euro. E’ calato il numero delle offerte - da 846 a 732 – ma è cresciuta la somma delle offerte – da 687.492 a 755.120. E’ un bel segno di stima che può crescere ancora per sostenere la vita e le attività dei presbiteri nelle nostre comunità.

In questo tempo di ‘cammino sinodale’, guidato da tre parole – comunione, partecipazione e missione – anche l’offerta per il sostentamento del clero diventa un gesto, un segno concreto, un dono per ‘camminare insieme’.

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