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Dalla Chiesa Italiana

Uniti nel dono: DONARE vale quanto FARE

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www.unitineldono.it/donarevalequantofare

#DONAREVALEQUANTOFARE

 

Torna lo spot Cei sul sostegno alla missione dei preti diocesani.

Al via a novembre la campagna 2021 declinata su tv, web e stampa.

 

Un grazie per il dono dei sacerdoti in mezzo a noi, questo il significato profondo delle offerte deducibili. I nostri preti infatti sono ogni giorno al nostro fianco ma anche noi possiamo far sentire loro la nostra vicinanza.

Una partecipazione che ci rende “Uniti nel dono”: questo il messaggio al centro della nuova campagna #DONAREVALEQUANTOFARE della Conferenza Episcopale Italiana che intende sensibilizzare i fedeli alla corresponsabilità economica verso la missione dei sacerdoti e si sofferma sul valore della donazione, un gesto concreto nei confronti della propria comunità.

Ogni offerta destinata al sostentamento dei sacerdoti è il segno tangibile della vicinanza dei fedeli, un mezzo per raggiungere tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro - sottolinea il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni Anche nel pieno dell’emergenza dell’ultimo anno i preti diocesani hanno fatto la differenza. La Chiesa, grazie anche all’impegno dei nostri preti e delle comunità, ha aiutato nei giorni più bui tante famiglie a rialzarsi.”

Ideata e prodotta da Casta Diva Group la campagna, on air da novembre, si snoda tra spot tv, radio e video online oltre alla campagna stampa con lo scopo di approfondire storie di diverse comunità attraverso video interviste e contenuti dedicati. Un viaggio in giro per l’Italia, tra città metropolitane e centri piccoli, a volte piccolissimi. Un percorso che permette di toccare con mano la bellezza che nasce dall'unione delle vocazioni: quelle dei sacerdoti e quelle dei laici che collaborano con loro.

In particolare lo spot ci conduce dentro una parrocchia, quella di Sant’Antonio Maria Zaccaria guidata da Don Davide Milanesi in un quartiere popolare nella periferia meridionale di Milano. Nel suo oratorio, luogo capace di coinvolgere sia gli adulti che gli adolescenti, frequentato da circa 400 ragazzi, in una zona dove convivono persone di nazionalità ed età diverse. Ci porta nella comunità, vera e propria protagonista, motore delle numerose attività rese possibili grazie all’impegno dei volontari, coesi intorno al proprio parroco, visti e intravisti fino alla scena finale, tutta dedicata a loro. In questo luogo, Don Davide, infaticabile promotore di iniziative, sempre sorridente, anche nei mesi più difficili della pandemia, è considerato dai parrocchiani un amico cui rivolgersi nel momento del bisogno e con cui condividere i momenti importanti della propria vita.

Nei 4 filmati di approfondimento, oltre a quella di Don Davide, si racconta attraverso delle interviste ai collaboratori laici, anche l’opera di altri sacerdoti come Don Massimo Cabua, che in Sardegna, a San Gavino Monreale, è in prima linea nell’organizzazione di iniziative tra cui la “Spesa Sospesa” a sostegno di una collettività stremata dall’emergenza coronavirus e Don Fabio Fasciani, guida della parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, nel quartiere Tuscolano a Roma, che dall’inizio della pandemia ha fatto un vero e proprio salto di qualità nell’assistenza alle povertà, prendendosi cura delle persone in difficoltà.

Nei filmati è presente anche Don Luigi Lodesani, parroco, tra le altre comunità, anche di Borzano di Albinea, in provincia di Reggio Emilia, dove un paese intero collabora ad un progetto educativo per le nuove generazioni.

Non solo video ma anche carta stampata. “Ci sono posti che esistono perché sei tu a farli insieme ai sacerdoti” o “Ci sono posti che non appartengono a nessuno perché sono di tutti” sono alcuni dei messaggi incisivi al centro della campagna stampa, pianificata su testate cattoliche e generaliste, che ricorda nuovamente i valori dell’unione e della condivisione. Sono posti dove si cerca un aiuto, un sorriso, una mano, un’opportunità, o, semplicemente un amico. “Sono i posti dove ci sentiamo parte di una comunità”.

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 I nostri sacerdoti hanno bisogno della vicinanza e dell’affetto dei fedeli. – conclude Monzio Compagnoni - Oggi più che mai ci spingono a vivere il Vangelo affrontando le difficoltà con fede e generosità, rispondendo all’emergenza con la dedizione”.

A supporto della nuova campagna anche la pagina www.unitineldono.it/donarevalequantofare collegata al nuovo sito in cui oltre alle informazioni pratiche sulle donazioni, si possono scoprire le esperienze di numerose comunità che, da nord a sud, fanno la differenza per tanti.

L’opera dei sacerdoti è infatti resa possibile anche grazie alle Offerte per i sacerdoti, diverse da tutte le altre forme di contributo a favore della Chiesa cattolica, perché espressamente destinate al sostentamento dei preti diocesani. Dal proprio parroco al più lontano.  Ogni fedele è chiamato a parteciparvi. L’Offerta è nata come strumento per dare alle comunità più piccole gli stessi mezzi di quelle più popolose, nel quadro della ‘Chiesa-comunione’ delineata dal Concilio Vaticano II.

Le donazioni vanno ad integrare la quota destinata alla remunerazione del parroco proveniente dalla raccolta dell’obolo in chiesa. Ogni curato infatti può trattenere dalla cassa parrocchiale una piccola cifra (quota capitaria) per il suo sostentamento, pari a circa 7 centesimi al mese per abitante. In questo modo, nella maggior parte delle parrocchie italiane, che contano meno di 5 mila abitanti, ai parroci mancherebbe il necessario.

Le offerte raggiungono circa 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche 300 sacerdoti diocesani impegnati in missioni nei Paesi del Terzo Mondo e 3.000 sacerdoti, ormai anziani o malati, dopo una vita spesa al servizio agli altri e del Vangelo.

L’importo complessivo delle offerte nel 2020 si è attestato sopra gli 8,7 milioni di euro rispetto ai 7,8 milioni del 2019. È una cifra ancora lontana dal fabbisogno complessivo annuo necessario a garantire a tutti i sacerdoti una remunerazione pari a circa mille euro mensili per 12 mesi.

 

Il fabbisogno per il sostentamento del clero anno 2020

Nel consuntivo relativo al 2020, il fabbisogno complessivo annuo per il sostentamento dei sacerdoti è ammontato a 529,9 milioni di euro lordi, comprensivi delle integrazioni nette mensili ai sacerdoti (12 l’anno), delle imposte Irpef, dei contributi previdenziali e assistenziali e del premio per l’assicurazione sanitaria.

A coprire il fabbisogno annuo provvedono: per il 16,5% in prima battuta gli stessi sacerdoti, grazie agli stipendi da loro percepiti (per esempio quali insegnanti di religione o per il servizio pastorale nelle carceri e negli ospedali); per il 7,3% le remunerazioni percepite dagli enti presso cui prestano servizio pastorale (parrocchie e diocesi). Il resto è coperto per il 5,4% dalle rendite degli Istituti diocesani per il sostentamento del clero, per il 70,8% dall’Istituto Centrale Sostentamento Clero attraverso le offerte deducibili per il sostentamento del clero e con una parte dei fondi derivanti dall’8xmille. Nel 2020 le fonti di finanziamento sono state:

                           

                             Totale (milioni di euro)                           529,9         100%      

                           

                            Remunerazioni proprie dei sacerdoti          87,5         16,5%

                            Parrocchie ed enti ecclesiastici                   38,8           7,3%

                            Redditi degli Istituti diocesani                    28,4           5,4%

                            Offerte per il sostentamento                          8,7           1,6%

                            Quota dall’otto per mille                           366,5         69,2%

 

Sono stati quasi 33mila i sacerdoti secolari e religiosi a servizio delle 227 diocesi italiane: 30.648 hanno esercitato il ministero attivo, tra i quali circa 300 sono stati impegnati nelle missioni nei Paesi del Terzo Mondo come fidei donum, mentre 2.724 sacerdoti, per ragioni di età o di salute, sono stati in previdenza integrativa.

 

Quelli che la domenica...

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Uno dei protagonisti della video-maratona che recentemente Tv2000 ha dedicato alle offerte per i sacerdoti, è stato Giovanni Scifoni, attore, scrittore e regista ma soprattutto volto noto e molto amato del panorama televisivo italiano. In una breve testimonianza girata per l’occasione, Scifoni ha raccontato da par suo per quale motivo ritiene giusto sostenere in ogni modo i sacerdoti e il loro ministero.

“Ho conosciuto tantissimi sacerdoti – ha detto – e quello che io sono oggi lo devo sicuramente anche a loro. Un sacerdote, ad esempio, ha salvato il mio matrimonio. Un altro ha salvato mia moglie in un momento disperato della sua vita. Un altro sacerdote mi ha preso per i capelli e mi ha fatto tornare nella chiesa, in un momento in cui avevo deciso di abbandonarla e andare via. E poi ce ne sono alcuni che mi hanno reso un artista migliore, perché io copio dal loro modo di esprimersi e comunicare, anche delle cose che faccio sul palco”.

“C’è un dono, però – ha concluso l’attore – per cui mi sento particolarmente grato nei confronti dei sacerdoti, ed è quello della domenica. Posso avere una settimana orribile, ma io so sempre che la domenica c’è qualcosa per me. So che mi siederò su quella panca, su quella sedia o su quello sgabello, non importa dove, e comunque riceverò una parola, un’omelia, l’Eucarestia. Gratis. Questo è impagabile”.

“Allora… – l’appello finale lanciato da Scifoni – facciamo tutto quello che serve perché il maggior numero possibile di persone possa avere ciò che desidera e cerca più profondamente. Sosteniamo i sacerdoti.

 

Modalità per fare un’Offerta per il sostentamento dei sacerdoti

 

Per sostenere i sacerdoti diocesani con le offerte Uniti nel dono, si hanno a disposizione 4 modalità:

 

1 - Conto corrente postale

Si può utilizzare il c/c postale n. 57803009 per effettuare il versamento alla posta.

 

2 - Carta di credito

Grazie alla collaborazione con Nexi, i titolari di carte di credito Nexi, Mastercard e Visa possono inviare l’Offerta, in modo semplice e sicuro, chiamando il numero verde 800 825000 oppure collegandosi al sito Internet www.unitineldono.it/dona-ora/

 

3 - Versamento in banca

Si può donare con un bonifico sull’iban IT 90 G 05018 03200 000011610110 a favore dell’Istituto Centrale Sostentamento Clero specificando nella causale “Erogazioni Liberali” ai fini della deducibilità.

L’elenco delle altre banche disponibili a ricevere un ordine di bonifico è consultabile su www.unitineldono.it/dona-ora/.

 

4 - Istituti Diocesani Sostentamento Clero

Si può anche effettuare il versamento direttamente presso gli Istituti Diocesani Sostentamento Clero (elenco Istituti Diocesani Sostentamento Clero www.unitineldono.it/lista-idsc).

L’offerta è deducibile. 

Il contributo è libero. Per chi vuole queste offerte sono deducibili dal proprio reddito complessivo, ai fini del calcolo dell’Irpef e delle relative addizionali, fino ad un massimo di 1032,91 euro annui. L’Offerta versata entro il 31 dicembre di ciascun anno può essere quindi indicata tra gli oneri deducibili nella dichiarazione dei redditi da presentare l’anno seguente. Conservare la ricevuta del versamento.

Seminaristi in Italia: chi sono e quanti sono. I numeri della Chiesa di domani

Sono 1.804 i seminaristi diocesani che vivono nei 120 seminari maggiori d’Italia. La maggior parte di loro si trova in Lombardia con 266 unità (15% del totale) e nel Lazio con 230 (13%), mentre la Basilicata e l’Umbria sono le regioni con la numerosità assoluta più bassa, facendo registrare rispettivamente 26 seminaristi (1,4%) e 12 (0,7%). Un quadro che tuttavia cambia se si rapporta il numero dei seminaristi agli abitanti del territorio. In questa classifica, infatti, a primeggiare sono due regioni del Sud: la Calabria con 29 seminaristi e la Basilicata con 23 seminaristi ogni 500.000 abitanti. In ultima posizione, l’Umbria con 7 seminaristi diocesani.

I numeri, rilevati dall’Ufficio nazionale per la pastorale della vocazioni della Cei tramite un poderoso lavoro di raccolta e analisi dei dati che ha coinvolto tutti i seminari italiani, mostrano una realtà in linea con il calo degli ultimi cinquant’anni. Secondo le statistiche dell’Annuario pontificio, infatti, nell’arco di mezzo secolo le nuove vocazioni in forza alla Chiesa cattolica sono diminuite di oltre il 60% passando dai 6.337 del 1970 ai 2.103 del 2019. E soltanto nei dieci anni che vanno dal 2009 al 2019, la flessione in Italia dei seminaristi diocesani è di circa il 28%.

Una diminuzione che non può essere semplicemente ricondotta all’inverno demografico, se è vero che il decremento della popolazione maschile di età compresa tra i 18 e i 40 anni nello stesso periodo è stato pari al 18%.

“Se mancano le ‘vocazioni’ non è un problema sociologico, o non soltanto. Somiglia più al sintomo di una malattia della quale trovare una cura. Chiudersi, difendersi, scansare ogni prova, immunizzarsi contro la vita non sono sicuramente orizzonti nei quali può fiorire la vita – e la vocazione – che ha bisogno di aprirsi, entrare in contatto, affrontare le sfide, correre alcuni rischi. L’Italia è da evangelizzare come è da evangelizzare il cuore di ciascuno, sempre”, osserva don Michele Gianola, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio.

L’età media dei giovani che frequentano i seminari maggiori è pari a 28,3 anni.

Il maggior numero di seminaristi (43,3%) ha un’età compresa tra i 26 e i 35 anni con differenze territoriali evidenti: nel Nord Est il 50% appartiene a questa fascia d’età, ma la percentuale cala man mano che si scende al Centro (43,5%) e al Sud (39,2%). La generazione più giovane – quella tra i 19 e i 25 anni – è rappresentata da 4 seminaristi su 10 (il 42,2% del totale) e, anche in questo caso, lungo lo Stivale appaiono differenze piuttosto evidenti: al Sud il 47,3% ha meno di 25 anni, al Centro il 35,5% e nel Nord Est il 37,7%. Un seminarista su dieci (13,6%) ha più di 36 anni. Persiste la tendenza a provenire da famiglie con più figli: un solo seminarista su dieci è figlio unico, il 44,3% ha un fratello o una sorella, un quarto ne ha due (25,4%) e uno su dieci ne ha tre (10,8%).

La stragrande maggioranza dei seminaristi ha frequentato le scuole superiori in una struttura statale (l’87,4%) e uno su dieci (il 12,6%) in una struttura paritaria. Tra i percorsi formativi offerti il 28,1% ha compiuto studi umanistici-classici, il 26,9% scientifici e il 23,2% si è diplomato in istituti tecnici. Solo uno su dieci (il 10,8%) ha fatto studi professionali.

Un panorama notevolmente cambiato rispetto a qualche decennio fa, quando la quasi totalità dei candidati al sacerdozio era in possesso della maturità classica. Quasi la metà dei seminaristi (il 45,9%), inoltre, ha frequentato l’università con indirizzi molto variegati e poco meno (43,3%) ha lavorato. “La vocazione è un’opera artigianale che ha bisogno dell’apporto di molti per fiorire. Non riguarda solo i tempi più dedicati al discernimento – spiega don Gianola -, come il seminario, ma intreccia il lavoro di molte mani. Più o meno consapevolmente, infatti, ogni cura, ogni azione educativa, ogni passo compiuto insieme nella crescita e nello sviluppo di una vita contribuisce al formarsi della persona. Tutti i luoghi possono così diventare spazi nei quali prendersi cura della vocazione, gli uni degli altri, prendersi cura della persona, intessere quel dialogo di stima e di ascolto che è terreno fecondo per la semina del Vangelo”.

A livello di provenienza geografica, il 10% dei seminaristi proviene da altre parti del mondo e la metà di essi frequenta un seminario del Centro Italia. L’Africa è il continente maggiormente rappresentato: oltre un terzo dei seminaristi stranieri (38,5%) proviene da queste terre, in particolare da Madagascar, Nigeria, Camerun e Costa d’Avorio. Dal continente europeo proviene circa uno straniero su cinque, in particolare da Polonia, Albania, Romania e Croazia.

“La composizione sempre più multiforme dei nostri seminari e dei futuri presbitéri impone una riflessione su una proposta educativa capace di discernere e valorizzare la ricchezza che la numerosità delle vie percorse per arrivare ad una scelta vocazionale porta con sé. Chi raggiunge il seminario – conclude don Gianola – porta con sé la propria storia fatta di potenzialità e di limiti, di fecondità e di ferite. Tutto questo, che è la vita, non può non essere preso in considerazione perché è in essa che si può riconoscere – tramite opportuno discernimento – la ‘stoffa da prete’, la ‘materia’ che la Chiesa chiede di discernere a tutto il percorso formativo. Assumere uno sguardo vocazionale non significa vedere ‘preti e suore’ dappertutto ma saper intuire, in ogni contesto, i possibili inviti che lo Spirito ha seminato nel cuore degli adolescenti e dei giovani e affiancare i propri passi ai loro perché nell’ascolto della Parola possano anch’essi riconoscerli”.

Riccardo Benotti

A Bologna "Spiritus", festival corale interreligioso

La musica è un linguaggio universale che non necessita di traduzione. E da sempre è associata al divino; il suono stesso è ritenuto di origine sacra e la musica qualcosa di trascendente, sia nella sua forma vocale che in quella strumentale. La musica è fondamentale nei riti spirituali come nella tradizione degli aborigeni australiani e nelle religioni monoteiste: nei rituali cattolici e in quelli buddisti.

Il Festival corale interreligioso SPIRITUS, in programma a Bologna sabato 6 e domenica 7 novembre 2021, nasce non con l’obiettivo di unificare le diverse religioni che necessitano di mantenere la loro identità; “l’intento è invece quello di creare un dialogo tra queste culture, partendo dalla musica come linguaggio che non necessita di traduzione. – spiega Silvia Biasini, Direttrice Artistica del Festival – Attraverso i canti, gli inni, le antifone e le polifonie, si potranno conoscere mondi così lontani. Il canto corale diventa, dunque, un mezzo per entrare nel vivo delle sonorità che identificano le diverse religioni”.

Il Festival Corale comprende 3 concerti e 1 convegno, con la partecipazione di 6 gruppi corali, e si sviluppa su 2 location (Oratorio di San Filippo Neri e cappella Farnese di Palazzo d’Accursio). A Bologna si esibiranno cori cattolici, ebraici, protestanti, buddista-tibetano, ortodossi. Si tratta del primo festival di questo genere in Italia.


Il convegno “Spiritus” si occuperà di affrontare i temi della musica e della spiritualità nella loro più intrinseca fusione: il Prof. Alfredo Jacopozzi guiderà la tavola rotonda con i rappresentanti delle varie religioni e confessioni. Ylenia Goss (chiesa valdese), Antonio Lorenzoni (chiesa greca-ortodossa), Ghesce Dorji Wangchuck (buddista), Roberto Zadik (comunità ebraica milanese), Abu Bakr Moretta (comunità islamica), Claudio Campesato (sacerdote cattolico).


“Spiritus” si apre sabato 6 novembre (ore 15.30-16.30) con la Prova Aperta di Canto Ortodosso,
presso l’Oratorio di San Filippo Neri (via Manzoni, 5).

Alle 18, l’Oratorio ospita il Concerto “Mater Domini La figura di Maria nel canto gregoriano” dei Cantori Gregoriani. Coro della Comunità serbo-ortodossa di Trieste.
Alle ore 21 Concerto Coro polifonico San Biagio - Vicenza Comunità Tibetana in Italia.

Domenica 7 novembre
, alle ore 11, presso Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio (Piazza Maggiore, 6) è in programma il Convegno “Spiritus: dialogo tra musica e spiritualità”, moderato dal prof. Alfredo Jacopozzi.
La Prova Aperta Schola Gregoriana Ecce è prevista dalle 14.30 alle 16.
Alle ore 18, il Festival si concluderà presso l’Oratorio di San Filippo Neri con il Concerto del Coro Col Hakolot di Milano e del Kolner Vokalsolisten di Colonia (Germania).

“Spiritus2021, Festival Corale Interreligioso, ha in animo di presentare a Bologna musica di alta qualità di tradizione delle principali religioni del mondo. – dichiara il presidente di Aerco, il maestro Andrea Angelini – Con la sua musica il festival, che può essere inteso come luogo di incontro culturale, mira a contribuire alla scoperta e alla comprensione di altre culture, repertori e religioni. Il pubblico potrà sperimentare straordinari contributi musicali, diversità, comunità e tolleranza. Nel mondo di oggi, abbattere i pregiudizi e affrontare il ‘presunto sconosciuto’ è sempre più importante. Bambini e giovani, in particolare, hanno bisogno di una buona base di conoscenza in tempi di globalizzazione, al fine di comprendere e trovare un posto per la propria cultura e religione. I cori e gli ensemble partecipanti si esibiranno in concerto presentando il proprio repertorio sacro, sicuramente diverso l’uno dall’altro ma accumunato da un ponte culturale. Le presentazioni fornite dagli esperti contribuiranno a una migliore comprensione dei singoli programmi. Una conferenza su argomenti teologici-musicali, a cui parteciperanno relatori di diverse confessioni, completerà il festival”.

Il Festival corale interreligioso Spiritus
è organizzato da Aerco (Associazione Emiliano-Romagnola cori) che proprio quest’anno compie 50 anni. Si tratta della prima associazione regionale, formata da complessi corali, fondata in Italia.

L’accesso al Festival è gratuito. È necessario il Green Pass o equipollenti.
Prenotazione obbligatoria, iscrizioni su:https://spiritus.eventbrite.it/

Spiritus è realizzato grazie al contributo del Ministero della Cultura e della Regione Emilia Romagna.
Gode del Patrocinio del Comune di Bologna, Comunità Ebraica di Milano, Bologna. Unesco City of Music, Città Metropolitana di Bologna, Cultura è Bologna.

Per informazioni: http://www.aerco.it/spiritus

Il 24 ottobre a Rimini la beatificazione di Sandra Sabattini, la prima santa fidanzata

Sandra Sabattini, giovane discepola di don Oreste Benzi, sarà beatificata a Rimini domenica 24 ottobre. Morta in un incidente stradale a soli 22 anni, sarà la prima Santa fidanzata nella storia della Chiesa.

Una ragazza semplice, dolce, piena di entusiasmo per la vita. Non una vita qualsiasi, perché completamente donata agli altri. Sandra Sabattini, la “Santa della porta accanto”, nasce a Riccione nel 1961 e fin da piccola coltiva un legame personale con il Signore, grazie all’esempio dello zio prete e della famiglia che vive a Rimini, nella parrocchia di San Girolamo. Sandra va bene a scuola, ama dipingere, impara a suonare il pianoforte e corre come velocista in una squadra di atletica leggera.

A 12 anni incontra don Oreste Benzi, il fondatore della “Papa Giovanni XXIII”, una comunità la cui vocazione consiste nel “conformare la propria vita a Gesù e condividere direttamente la vita degli ultimi, mettendo la propria vita con la loro”. Questo incontro cambia per sempre la sua vita: inizia a seguire i poveri a domicilio, scende in piazza per i diritti delle persone disabili, dedica tutto il suo tempo libero ai ragazzi vittime della droga. Studentessa di medicina, coltiva il sogno di partire come missionaria in Africa. La sua vita non le appartiene, anche il fidanzamento con Guido non è vissuto come una sistemazione, ma come un orizzonte più ampio per aprirsi allo spazio d'amore infinito di Dio.

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(Sandra con don Oreste Benzi)

La mattina del 29 aprile 1984, mentre si reca ad un incontro della comunità a Igea Marina, Sandra viene investita da un'auto. Rimane in coma per tre giorni e il 2 maggio lascia questa terra. Quattro giorni prima dell'incidente Sandra aveva raccontato alla madre di aver visto in sogno il suo funerale e la sua tomba piena di fiori. Nell'ultima pagina del suo diario, due giorni prima dell'incidente, Sandra lasciò il suo testamento spirituale: “Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia. Non c'è nulla a questo mondo che sia tuo. Sandra, renditene conto! E' tutto un dono su cui il «Donatore» può intervenire quando e come vuole. Abbi cura del regalo fattoti, rendilo più bello e pieno per quando sarà l'ora”.

Poco dopo la sua morte, don Oreste Benzi ebbe l'occasione di leggere ciò che Sandra aveva lasciato scritto in foglietti sparsi, brevi appunti da cui trapelava un profondo cammino spirituale. Questi pensieri furono ordinati e raccolti nel libro “Il diario di Sandra”.

Nel settembre 2006 fu aperta la causa di canonizzazione. Nel 2018 Sandra viene dichiarata “venerabile” ed il 2 ottobre 2019 Papa Francesco autorizza la promulgazione del Decreto che riconosce «il miracolo, attribuito all’intercessione di Sandra Sabattini» relativo alla guarigione da un tumore maligno di Stefano Vitali, ritenuta «scientificamente inspiegabile».

LA VITA

Sandra Sabattini nasce il 19 agosto 1961 a Riccione da Agnese Bonini e Giuseppe. Abita a Misano Cella con i genitori, il fratello Raffaele e lo zio don Giuseppe Bonini, parroco della chiesa del Bell’Amore. Nel 1965 con la famiglia si trasferisce a Rimini dove lo zio diviene parroco di San Girolamo. L’ambiente famigliare e la parrocchia aprono il suo animo ad accogliere i valori più alti della vita e della fede.

Nel settembre 1974 partecipa alla “vacanza di condivisione” presso la casa Madonna delle Vette ad Alba di Canazei condotta da don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII e da don Nevio Faitanini, futuro padre spirituale e costante punto di riferimento. Al ritorno dirà: «Ci siamo spezzati le ossa, ma quella è gente che io non abbandonerò mai».

Sandra scopre la bellezza dell’amore a Dio attraverso gli ultimi e gli emarginati e ne resta affascinata.

L’incontro con don Oreste segna profondamente la sua spiritualità e la sua vita; l’appartenenza alla comunità nella fraternità e nella condivisione con i poveri, apre nel suo cuore nuove vie di adesione al Signore Gesù.

Don Oreste ricorda: “Ha iniziato a scrivere all’età di dieci anni: pensieri brevi, intenzioni, ragionamenti profondi. In essi emerge sempre il rapporto con Dio-Amore, punto di partenza e termine di ogni cammino interiore. Sandra viveva tesa verso l’infinito, la luce, il mistero, l’amore, Dio. Non teneva la sua vita per se stessa”.

Dai suoi pensieri emerge la sua gratitudine a Dio per i doni ricevuti, scrive: “…Credevo di essere sola e non capivo che Tu eri con me… Grazie, Signore, di questo mondo, di questa vita, di queste persone, di questa gioia, per una nuova primavera che sorge e che mi vede ancora viva.” e ancora: “Ti ringrazio Signore perché la vita è una benedizione, perché i fratelli che mi hai messo accanto in questi giorni e in tutti i giorni della vita sono per essa una benedizione. Benedetto, Signore, perché ci ami, perché mi metti in cuore una gioia così grande”.

Sandra partecipa con assiduità agli incontri formativi e di spiritualità della comunità Papa Giovanni XXIII e fa parte del gruppo giovani della stessa; inizia a frequentare alcune case-famiglia e a seguire alcune situazioni di povertà che don Oreste le propone. Nell’agosto del 1979 inizia il cammino di fidanzamento con Guido Rossi. Solo dopo aver chiesto conferma del suo cammino di vita, nel 1980 si iscrive alla facoltà di Medicina a Bologna.

Sempre protesa verso una ‘scelta radicale’ per la sua vita, nell’estate del 1981 inizia la condivisione con i ragazzi tossicodipendenti che si sviluppa sia nel centro di ascolto e accoglienza attraverso i colloqui, sia all’interno delle comunità di recupero in particolare nei periodi estivi. Molti sono gli impegni che si assume, ma tutti vissuti nella chiarezza dell’unica scelta: “Signore…scelgo te e basta”.

Sandra ha mostrato con la sua vita l’adesione gioiosa al progetto d’amore che il Signore ha per ciascuno di noi; dove la gioia nasce dall’offrirsi a Lui: “L’uomo in realtà è una creatura modesta e diventa grande solo quando rinuncia all’orgoglio e diventa uno con Dio….Neanche l’Onnipotente può mettere una goccia d’acqua in una caraffa piena fino all’orlo. Dobbiamo dunque stare ogni giorno davanti a Dio a mani vuote come mendicanti.”

La presenza viva di Gesù era il fondamento della sua esistenza, dalla preghiera alla fraternità, dalla contemplazione alla condivisione con i poveri.


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IL DIARIO

Poco dopo la sua morte, don Oreste Benzi ebbe l’occasione di leggere ciò che Sandra aveva lasciato scritto in alcuni fogli, su pezzetti di carta, in un’agenda, nei diari scolastici. Don Benzi capì subito che in quelle righe si apriva uno squarcio sul suo animo profondo e semplice, contemplativo e razionale, immerso in una fede profonda che la rendeva libera di esprimersi verso Dio. Sandra viveva tesa verso l’Infinito, la luce, il mistero, l’amore, Dio. Disse don Oreste: «Sandra ci ha lasciato scritto qualcosa di grande che è in lei». Sandra Sabattini iniziò a scrivere i suoi pensieri in quinta elementare su un foglio protocollo a righe piegato in quattro parti. Se i primi appunti sono pensieri semplici di bambina, a partire dai 14 anni iniziano riflessioni intime e profonde sempre alla ricerca del significato di ogni cosa, dell’Infinito. Un intenso cammino interiore di adolescente prima e di giovane poi.

“Dire: sì, Signore, scelgo i più poveri, ora è troppo facile, se poi tutto resta come prima. No, ora dico: scelgo te e basta”. (26.02.1978)

Ciò che appare certo fin dall’inizio del diario di Sandra è un singolare dono di sapienza, piuttosto insolito per una bambina, che le permetteva di farle conoscere Dio. Nella riservatezza più assoluta, senza far intravedere nulla a chi le stava vicino, Sandra riportava continuamente a Dio la sua vita dialogando nella preghiera.

“Se non faccio un’ora di preghiera al giorno non mi ricordo neanche di essere cristiana”.

Sviluppò una sorta di istinto divino che la guidava nella preghiera assidua e prolungata, per la quale sacrificava le ore di riposo, come attestano varie testimonianze. Era certa che Dio si potesse incontrare.

“Non sono io che cerco Dio ma è Dio che cerca me. Non c’è bisogno che io cerchi chissà quali argomentazioni per avvicinarmi a Dio: le parole prima o poi finiscono e ti accorgi allora che non rimane che la contemplazione, l’adorazione, l’aspettare che Lui ti faccia capire ciò che vuole da te. Sento la contemplazione necessaria al mio incontro con Cristo povero”. (8.10.1978)

Aveva sviluppato una capacità di comprendere l’essenza delle realtà terrene.

“C’è il tentativo di far correre l’uomo invano, di blandirlo con false libertà, falsi fini in nome del benessere. E l’uomo viene preso da un vortice di cose che si ritorce contro se stesso. Non è la rivoluzione che porta alla verità, ma la verità che porta alla rivoluzione”.

Sandra viveva una grande tensione all’amore che esprimeva verso Dio, la famiglia ed i poveri.

“La carità è la sintesi della contemplazione e dell’azione, il punto di sutura tra il cielo e la terra, tra l’uomo e Dio”. (13.2.1983)

 

INTERVISTA AL FIDANZATO a cura di Giovanni Tonelli

Guido Rossi è riservato. Lo conosco da quand’era ragazzo. Dopo quel drammatico 29 aprile 1984 che gli ha portato via l’amatissima Sandra, ha continuato il suo cammino nella comunità Papa Giovanni XXIII, si è laureato in ingegneria civile, ha conosciuto e poi sposato Patrizia e da lei ha avuto due figli: Camilla Sofia e Andrea.
È stato ordinato diacono della Chiesa di San Marino-Montefeltro e svolge il suo servizio nella parrocchia dei Salesiani di San Marino dove vive e nella comunità Papa Giovanni. Oggi che tutti indicano Sandra come la prima “santa fidanzata”, sentire la sua testimonianza è d’obbligo e lui lo sa. E per questo esce anche dalla sua tradizionale riservatezza.
Conoscendo la sua ritrosia a parlare lo accolgo con una battuta: “Don Oreste e Sandra: non c’è dubbio sei stato proprio incastrato da due santi”. Mi sorride: “Già, proprio così”.

Guido, come hai accolto la notizia di Sandra beata?
Come un grande dono per la Chiesa intera. Sandra come è stata un dono ed un modello per me è giusto che oggi lo sia per tanti giovani. Un dono che è bene che la Chiesa indichi a tutti.

Quando è stato il vostro primo incontro?
Frequentavamo entrambi il gruppo giovani della comunità Papa Giovanni, ma fra noi non c’erano particolari relazioni. Poi un giorno mi ha telefonato lei, nonostante fosse molto riservata. Mi chiese se l’aiutavo a seguire Giulietta, una bimba autistica e se le accompagnavo al mare. Per me era una giornata nera. Avevo appena dato il primo esame di ingegneria e nonostante l’impegno era andato male. Glielo dico e lei invece che consolarmi mi prese in giro. Poi passò un po’ di tempo e quando all’esame successivo presi 30 allora fui io a cercarla per comunicarle il voto. Lei sorrise e mi strinse alle spalle. Beh! fra noi cominciò così.

Cosa ti aveva colpito di lei?
La prima cosa che colpiva è come fosse riservata, umile e nello stesso tempo piena di gioia di vivere. Era una vera amante della vita.

Racconti spesso la vostra prima uscita come fidanzati...
“Guarda alle facce di queste vecchiette e pensa alla loro vita…”. Era la prima volta che uscivamo insieme come fidanzati e mi ha portato in un cimitero di campagna. Ogni tanto ci andava per pregare e per ricordarsi del significato della vita. Aveva una particolare sensibilità per le sofferenze degli altri non solo come capacità di recepire, ma soprattutto come volontà e coraggio nell’affrontare e sostenere le scelte di condivisione. Era attratta nel profondo sia umanamente che spiritualmente dal mistero della gioia e del dolore, della vita e della morte che solo in un abbandono nel Signore trova soluzione. E questo pensiero sulla morte non era davvero tipico della sua età.

Le amiche dicono che solo dopo tempo si accorsero del vostro rapporto d’amore. La riservatezza era una scelta o frutto di carattere?
Non è stata una scelta. Era frutto del nostro modo di essere, una cosa che ci accumunava. Non volevamo in nessun modo isolarci dagli altri.

Il vescovo Francesco, scrivendo del vostro rapporto vi definisce “due fidanzati controcorrente” e cita don Oreste: “Fidanzati come se non lo fossero secondo i criteri del mondo; i periodi liberi dallo studio erano vissuti in mezzo a fratelli bisognosi, e questo modo di vivere, intensificava e faceva crescere la loro unione…”.
C’è da vergognarsi a dirlo, ma ci siamo baciati alcuni mesi dopo esserci messi insieme. Forse il motivo di fondo per cui mi sono innamorato è stata l’idea di purezza che dalla sua persona traspariva. Di lei mi attirava il suo rapporto col Signore. Io al contrario di lei, ero un carattere un po’ cervellotico. Per me il Signore era un Dio da cui stare a distanza, oggetto di angoscia e di ricerca, di riflessione, mentre per lei era un Padre a cui affidarsi nella gioia e lasciarsi abbracciare. Per me era cosa legata alla mente, per lei era cosa legata al cuore, per cui si apriva totalmente al Signore.

Le amiche la ricordano sempre gioiosa e ironica. Qual era il segreto della sua gioia?
In parte la sua gioia dipendeva dal carattere, ma soprattutto dalla profondità della sua continua ricerca di unione col Signore. Era un tutt’uno con se stessa. Non era solo la mente in gioco, ma tutta se stessa, tutta la sua vita. Questa unità era la fonte della sua gioia.

Sapevi che Sandra teneva un diario? L’aveva, almeno in alcune pagine, condiviso con te?
Sapevo che scriveva e certe cose me le aveva lette. Bisogna precisare che il Diario stampato era solo una selezione di almeno 4 o 5 agende zeppe di appunti e annotazioni che io e suo fratello abbiamo fatto dopo la sua morte per preparare la prima edizione del diario, fatta di fotocopie e di testi battuti quando il testo di Sandra non era così chiaro per esser fotocopiato. Purtroppo gli originali furono perduti da don Oreste, che non si diede mai pace di questo.

Il suo diario e le testimonianze ci raccontano di una vita stracolma di impegni. Anche a costo, com’è naturale, di qualche contrasto in casa…
La sua vita era fatta di ritagli di tempo, che sfruttava per studiare o pregare. Non rinunciava mai ai suoi impegni con i poveri, neanche per l’esame di maturità scientifica, neanche per gli esami di medicina. Nella borsa aveva sempre un libro da studiare per aprire nei cinque minuti liberi e nei luoghi più disparati e il libretto della liturgia delle ore. E i voti erano sempre ottimi.

Il suo rapporto con Dio...
Ha scritto nel diario: “Se Dio non esistesse sarei disperata”. La cosa che mi stupiva è che non era una posizione intellettuale o filosofica, ma una coscienza profonda al limite del dolore. Sentiva che non bastava una vita da buoni cristiani, fatta di morale, di equilibrio e di scelte opportune. Il Signore è il Dio della nostra vita e solo il sentirsi completamente in Lui le dava pace e gioia, Una volta mi ha scritto su di un piccolo sacchettino di cioccolatini: “L’uomo in realtà, è una creatura modesta e diventa grande solo quando rinuncia all’orgoglio e diventa uno con Dio. Una goccia separata dall’oceano non serve a granché, ma rimanendo nell’oceano ha la sua parte nel sostenere la mole di una nave… Dobbiamo lottare finché tutto il nostro ego si annienti e siamo assorbiti nell’Infinito. Dobbiamo stare ogni giorno davanti a Dio a mani vuote, come mendicanti”.

Sembra che fosse una sua passione scrivere qualche messaggio su ogni cosa che si trovava fra le mani…
Si, è vero. Le piaceva fare anche piccoli disegni su carta, scatoline, sassi di fiume. In un pezzo di legno attorno ad uno di questi disegni Sandra ha riportato una frase di Pablo Neruda che in fondo è il suo ritratto: “Questa volta lasciatemi essere felice, accade solo che sono felice, felice come l’erba e la sabbia, felice come l’aria e la terra, felice… in tutti i punti del cuore mentre cammino dormo o scrivo”.
C’è un brano di San Paolo che un giorno mi ha trascritto e che mi ricorda la gioia del suo volto: “Il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi”.

Da quel che dici era molto impegnata a farti catechesi…
Era certamente impegnata a risollevarmi dalla mia tristezza. Quanod leggevamo i salmi e si faceva risonanza mi prendeva in giro perché diceva che sapeva cosa avrei riletto, le sue erano sempre risonanze gioiose, le mie quelle più tristi. Con la sua gioia di vivere forse sentiva la missione di farmi gustare le cose belle. Probabilmente (e qui sorride) nella sua lista dei poveri c’era anche il nome del fidanzato. Scherzi a parte la nostra relazione è stata anche per lei motivo di serenità e sicurezza. Ma per lei anche il nostro incontro non era un punto di arrivo, ma un motivo di preghiera e discernimento.

Un fatto curioso…
Lei aveva sempre dietro un libretto delle ore ricoperto con carta a fiori e ben consumato dall’uso. In autobus, in treno, anche quando andavamo in un prato lo tirava fuori e mi invitava a pregare con lei. Io ritenevo quella preghiera bella da fare in certi momenti, ma un po’ da preti. Lei insisteva e così si faceva. Anzi un giorno regalò anche a me un libretto delle ore e quando parecchio tempo dopo vide che era ancora intonso, nuovo, si arrabbiò parecchio con me.

Torniamo al suo carattere: aperto, gioioso, anche ironico, con una bella carica di umorismo. Ti prendeva mai benevolmente in giro?
Certo basta leggere la cartella clinica che scrisse per prendermi in giro. Aveva la capacità di smontare tutto quello che è apparenza. Il suo era uno sguardo diverso.

Certo, è naturale, col tempo che passa siamo portati a ricordare solo le cose più belle, ma sappiamo che la perfezione appartiene solo a Dio, neppure ai santi. Qualche contrasto l’avrete avuto, no?
Qualche momento di tensione è parte della vita. A volte mi disturbava ed ho anche un po’ sofferto quel’essere presa dai poveri a 360°. Non so se era un limite mio o suo, certo una sofferenza e anche un motivo, anche se poche volte di discussione. Ma in questi casi poi lei mi veniva incontro e cercava di coinvolgermi. Ma non eravamo allo stesso livello di maturità della fede.

Giovanni Tonelli

 

 

 

Intervista al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Editoria, prof. Giuseppe Moles.

Pubblichiamo di seguito l’intervista realizzata dalla Vice Presidente della FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), Chiara Genisio, al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Editoria, prof. Giuseppe Moles.

<Continuerò ad impegnarmi con tutte le mie forze affinché anche l’editoria locale continui ad avere non ristori, ma sostegni. Perché una democrazia liberale compiuta non può fare a meno di una stampa locale, libera, indipendente e professionale>. La promessa è di Giuseppe Moles, Sottosegretario all’Editoria, enunciata dal Salone del Libro di Torino, luogo simbolo in questi giorni della rinascita culturale del Paese.

Moles

(Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Editoria, prof. Giuseppe Moles)

 

Sottosegretario il 17° rapporto sulla Comunicazione del Censis segnala che nell’ultimo anno si è accentuata la crisi della carta stampata, in particolare per i quotidiani. I vari studi però non prendono mai in considerazione la stampa locale. Che cosa rileva dal suo osservatorio? La crisi è uguale per tutti?

Fin dall’inizio ho cercato di avere un quadro il più possibile chiaro delle situazioni. L’intero comparto editoriale è talmente diversificato e legato a delle eccellenze dei territori che va analizzato compiutamente e con molta attenzione perché, a prescindere dalla crisi generale, ci sono delle diversificazioni enormi. Per questo motivo ho incontrato tutti gli stakeholder del settore, e l’ho fatto singolarmente perché ognuno ha caratteristiche, potenzialità e difficoltà diverse. Solo sulla base di una analisi generale si può individuare dove e come sostenere, dove e come incrementare.

Dopo un sostegno inziale del governo per la crisi dovuta al Covid, e ritengo di aver fatto più di quanto possibile da questo punto di vista, con un aumento di risorse e di strumenti come i crediti diretti e indiretti, ora si deve ragionare a medio termine sul futuro del sistema, con i fondi del Pnrr, ma anche e soprattutto con altri strumenti.

Un esempio: le edicole. Ritengo che si debbano considerare come un punto nuovo, non solo vendita diretta di prodotti editoriali, ma anche di offerta di servizi al cittadino.

Una recente indagine condotta dall’Ucsi e dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università Salesiana ha rilevato che i giovani  si informano prevalentemente sui social network, i telegiornali e il web, perché li considerano accessibili e aggiornati in tempo reale. E questo nonostante considerino più affidabili la stampa quotidiana e periodica. Cosa ritiene utile per avvicinarli alla carta stampata?

Io non considero l’online il nemico della carta. Credo che i due mondi possano e debbano convivere. L’uno può essere utile all’altro. Dipende da come si utilizzano questi strumenti. Ad esempio ho rinnovato il bonus per gli abbonamenti, per quotidiani e periodici nelle scuole, ma con un budget raddoppiato; inoltre ho previsto che il bando non fosse realizzato a settembre ma dal 1° al 31 ottobre, per dare alle scuole il tempo di scegliere come utilizzarlo.

Ho grande fiducia nei ragazzi e nelle loro capacità di apprendimento e discernimento; nello stesso tempo le famiglie e la scuola devono svolgere al meglio il loro compito, anche insegnando ai giovani ad essere iper-critici.

Lotta alle fake news, difesa del copyright sono temi su cui si è impegnato in prima persona in questi mesi…

Sono molto fiducioso, per il copyright ho previsto non l’obbligo di concludere il contratto, ma l’obbligo di negoziare e di farlo in buona fede.

Ogni editore, di qualsiasi tipo, potrà negoziare quello che ritiene essere il giusto compenso del suo prodotto.

Ovviamente ciascuno potrà decidere di non sedersi al tavolo, per chiedere un equo compenso, magari decidendo di cedere gratuitamente ai grandi del web il suo prodotto.

Le false notizie sono un altro enorme problema. Il mio dipartimento aveva in passato già istituito una commissione sulla disinformazione ma dato che è un tema a cui tengo molto ho intenzione di far ripartire questo comitato.

Dato, però, che spesso lo sviluppo tecnologico è più veloce di qualsiasi norma, io continuo ad avere fiducia nelle persone e, per arginare il fenomeno delle fake news ci vuole soprattutto tanta professionalità di tutti gli addetti ai lavori.

Infine farò una campagna di sensibilizzazione per un utilizzo sano e consapevole di tutti i nuovi strumenti digitali.

Nei giorni scorsi l’amministratore delegato della Rai, Carlo Fuortes, ha proposto di non stornare più il 10% del canone Rai al Fondo per il pluralismo. Lei cosa ne pensa?

Quando l’ho incontrato non mi ha parlato di questa idea, ma ovviamente non posso che tutelare il Fondo per il pluralismo. E’ fondamentale non solo il mantenimento ma l’accrescimento del budget del fondo. Se Fuortes si è reso conto che il suo compito è quello di ricercare risorse e riorganizzare l’azienda, l’importante è che non lo si faccia a danno di altri comparti.

Chiara Genisio

Giovanni Paolo I sarà presto beato

Sarà presto beato Giovanni Paolo I.

Il Papa, infatti, ha ricevuto in udienza il card. Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’udienza – ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede – il Santo Padre ha autorizzato la citata Congregazione a promulgare i decreti riguardanti il miracolo attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo I (Albino Luciani), Sommo Pontefice; nato il 17 ottobre 1912 a Forno di Canale, (oggi Canale d’Agordo, Italia) e morto il 28 settembre 1978 nel Palazzo Apostolico (Stato della Città del Vaticano); il miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Berenice Duque Hencker (al secolo: Anna Giulia), fondatrice della Congregazione delle Piccole Suore dell’Annunciazione; nata il 14 agosto 1898 a Salamina (Colombia) e morta il 25 luglio 1993 a Medellín (Colombia); il martirio dei Servi di Dio Pietro Ortiz de Zárate, sacerdote diocesano e Giovanni Antonio Solinas, sacerdote professo della Compagnia di Gesù, uccisi in odio alla fede il 27 ottobre 1683 a Valle del Zenta (Argentina); le virtù eroiche del Servo di Dio Diego Hernández González, sacerdote diocesano, nato il 3 gennaio 1915 a Javalí Nuevo (Spagna) e morto il 26 gennaio 1976 ad Alicante (Spagna); le virtù eroiche del Servo di Dio Giuseppe Spoletini (al secolo: Rocco Giocondo Pasquale), sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori, nato il 16 agosto 1870 a Civitella (oggi Bellegra) e morto il 25 marzo 1951 a Roma; le virtù eroiche della Serva di Dio Maddalena di Gesù (al secolo: Elisabetta Maria Maddalena Hutin), fondatrice della Fraternità delle Piccole Sorelle di Gesù, nata il 26 aprile 1898 a Parigi e morta il 6 novembre 1989 a Roma; le virtù eroiche della Serva di Dio Elisabetta Martinez, fondatrice della Congregazione delle Figlie di Santa Maria di Leuca, nata il 25 marzo 1905 a Galatina e morta l’8 febbraio 1991 a Roma.

A Carpi un seminario sulla salute delle vittime di violenza

Si terrà a Carpi presso l'Auditorium Loria dal 14 al 16 ottobre il seminario “Viaggio nella salute mentale delle donne vittime di violenza. Esperienze di cura e storie migratorie a confronto” organizzato dalla Comunità Papa Giovani XXIII. Tra i numerosi relatori interverranno Anna Claudia Servillo del Dipartimento per le Pari Opportunità, Martina Taricco, psicologa della Comunità Papa Giovanni XXIII, Giulia Fioravanti, psicologa di Differenza Donna, Josè Manuel Suárez, psicologo della Fundaciòn de Solidaridad Amaranta che supporta vittime di sfruttamento sessuale in Spagna.


Il 16 ottobre verrà presentato, in visione speciale solo per gli iscritti, il cortometraggio Ballerina realizzato dal regista Kristian Gianfreda realizzato grazie al contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità e della Cisl.

“All’indomani della Giornata mondiale della Salute mentale abbiamo voluto sottolineare l’urgenza di sostenere le donne che vivono un disagio mentale, specie in questo tempo di pandemia, dopo aver subito una forma di violenza. Il 44,7% delle chiamate che abbiamo ricevuto nei primi mesi di quest'anno erano da parte di donne che hanno raccontato di aver subito una violenza domestica. Nel 44% erano donne in stato di gravidanza.” spiega Irene Ciambezi, operatrice antitratta della Comunità di don Benzi.

Nelle giornate del 14 e del 15 ottobre sarà possibile seguire il seminario in diretta sui canali www.facebook.com/questoeilmiocorpo e su www.apg23.org/it/lifeapg23tv/

Il seminario rientra all'interno del progetto “MIRIAM. Free Migrant Women from GBV, through identification and access to specialized support service”, co-finanziato dall'Unione Europea. Prevede un percorso formativo rivolto a psicologi, psichiatri, professioni sanitarie, operatori dei centri di accoglienza al fine di migliorare l'identificazione precoce delle vittime. Ad oggi sono stati formati oltre 300 operatori dei servizi a bassa soglia del terzo settore.

L'evento fa parte delle iniziative preparatorie al Festival della migrazione promosso annualmente in autunno da Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, da Associazione Porta Aperta di Modena e IntegriaMo per rappresentare la diversità, le sfumature e l'esperienza soggettiva all'interno della migrazione, partendo dal comune denominatore dell’appartenenza all'umanità.

Lettera dei Vescovi della Conferenza Episcopale dell'Emilia Romagna

Pubblichiamo di seguito una lettera sulle vaccinazioni pervenutaci in data 29 settembre 2021 e firmata da tutti i Vescovi dell'Emilia Romagna.

 

Carissimi fedeli delle Chiese locali dell’Emilia Romagna,
come vostri Vescovi sentiamo la responsabilità morale di esortare con molta fermezza tutti coloro che possono farlo, a vaccinarsi: in primo luogo i presbiteri, i consacrati e i vari operatori pastorali impegnati nella vita e nella missione delle nostre Chiese diocesane. Non facciamo ricorso a obblighi, perché siamo tutti consapevoli che è in gioco il bene comune e la salute delle persone più anziane e più fragili. In qualche caso anche la nostra e la loro vita.
L’8 settembre, la presidenza della CEI, ha ripetuto che in questo tempo di ripresa, «segnata ancora da tante incertezze», è «compito della comunità cristiana adottare le misure necessarie a prevenire e ridurre quanto più possibile il rischio di contagio da buoni cittadini animati da senso civico e da cristiani chiamati ad amare e servire il prossimo. L’emergenza sanitaria non è ancora rientrata e gli strumenti a disposizione per frenare la diffusione della pandemia sono in continua evoluzione. In questo momento i vaccini sono ritenuti dalle autorità competenti un mezzo importante per rallentare e contenere il contagio e quindi prevenire il Covid-19 almeno nelle forme più gravi.
Ci sono alcune attività pastorali che possono esporre a un particolare rischio di contagio o perché svolte in gruppo oppure per la loro stessa natura (come le attività coreutiche). La cura delle relazioni chiede d'incentivare il più possibile l'accesso alla vaccinazione dei ministri straordinari della Comunione Eucaristica; di quanti sono coinvolti in attività caritative; dei catechisti; degli educatori; dei volontari nelle attività ricreative; dei coristi e dei cantori».

Per la celebrazioni, si continua a osservare quanto previsto dal Protocollo CEI-Governo del 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del Comitato Tecnico-Scientifico.
Visto che sono chiamati a garantire l’altro, rispondendo all’obbligo vaccinale medici e personale sanitario, insegnanti e operatori della scuola, come vescovi rivolgiamo anche ai ministri ordinati, ai volontari e agli operatori pastorali un serio invito a guidare le riunioni comunitarie e gli incontri di catechismo o altre attività educative in presenza solo se hanno ricevuto da almeno due settimane la prima dose di vaccino, se sono guariti dal Covid da non più di sei mesi o se, nelle 48 ore precedenti a ogni momenti in cui prestano i loro servizi, hanno effettuato un tampone risultato negativo. Lo stesso fermo invito vale per ministri straordinari della comunione, per chi fa servizio nella liturgia e per chi svolge attività educative in parrocchia. 
Come previsto dalla normativa vigente, nelle iniziative in cui, al chiuso, sia prevista preparazione, distribuzione o consumazione di cibo, attività di intrattenimento, ludico-sportive o teatrali al chiuso, attività didattiche, come il doposcuola o aiuto allo studio, per chi ha dei dipendenti è richiesto il green pass e sarà compito del legale rappresentante o di un suo incaricato effettuarne il controllo, anche a campione.
Nel caso in cui alcuni locali siano dati in uso in modo estemporaneo ad altri (condominio o riunioni di privati) sarà premura del legale rappresentante o di un suo incaricato comunicare il rispetto delle norme vigenti.
Anche nelle circostanze che stiamo vivendo sentiamo come nostro compito educare e formare le coscienze a comprendere il valore delle cure e degli strumenti resi disponibili dalla ricerca.
Ricordiamo anche la nota del 21 dicembre 2020 della Congregazione per la dottrina della Fede nella quale ha espresso una parola risolutiva sulla questione della liceità morale dei vaccini. 
Carissimi, vi incoraggiamo perciò tutti all’adozione di queste misure efficaci di contrasto alla pandemia. Come comunità cristiane continuiamo a fare la nostra parte con spirito collaborativo per il bene di tutti e di ciascuno della nostra società.
Gli Arcangeli e gli Angeli custodi ci siano di esempio e ci sostengano in questo impegno verso gli altri, che è un atto di carità fraterna. 

29 settembre 2021    I Vescovi dell’Emilia-Romagna

XVI edizione del Forum dell’Informazione Cattolica per la Custodia del Creato

XVI FORUM DELL'INFORMAZIONE CATTOLICA PER LA CUSTODIA DEL CREATO

XVI GIORNATA NAZIONALE PER LA CUSTODIA DEL CREATO

Nessuno si salva da solo.

Dalla Laudato si’ alla Fratelli Tutti per un nuovo rinascimento sociale ed ecologico

Parte dalla Puglia il “nuovo rinascimento sociale ed ecologico”, che la onlus Greenaccord considera ormai «improcrastinabile», come afferma il presidente Alfonso Cauteruccio. «Più considerazione, più coinvolgimento e più creatività dei giovani, meno consumo di risorse e meno scarti, più relazioni e più mobilità sostenibile». Sarà questo il leit motiv del XVI Forum dell'Informazione Cattolica per la Custodia del Creato che, dal 2004 si svolge nel periodo denominato “tempo del creato”, che va dal 1 settembre al 4 ottobre, memoria liturgica di san Francesco.

Grazie al sostegno e alla collaborazione dell'Arcidiocesi di Bari-Bitonto e della Regione Puglia, quest'anno Greenaccord sarà nel capoluogo pugliese, dall'1 al 3 ottobre, per una tre giorni intitolata “Nessuno si salva da solo. Dalla Laudato sì alla Fratelli tutti per un nuovo rinascimento sociale ed ecologico”. Un titolo impegnativo, che prende a prestito la frase “Nessuno si salva da solo” pronunciata da papa Francesco nell'incontro di preghiera per la pace promosso da Sant'Egidio (20 ottobre 2020).

«Si tratta – continua il presidente Cauteruccio – di un'occasione per continuare a conoscere, capire e approfondire – con il supporto delle due lettere encicliche del Pontefice, Laudato Sì e Fratelli Tutti – le metamorfosi del mondo, tra cambiamenti climatici e mutamenti demografici, nell’intento di aprire le strade dell’avvenire a “un nuovo rinascimento sociale ed ecologico” che consenta agli adolescenti di oggi e alle  prossime generazioni di esprimere i propri talenti in Paesi più sani e giusti. Greenaccord è grata per il sostegno e l’accoglienza offerti dall’arcidiocesi di Bari e confida che questo 16° Forum possa contribuire a favorire dibattito e riflessione e ad accendere i riflettori sulla prossima 49a Settimana sociale che si svolgerà a Taranto».

Il Forum – al quale prenderanno parte una sessantina di giornalisti delle maggiori testate italiane – si articolerà in tre sessioni di lavoro, con relatori esperti delle tematiche ambientali.

Venerdì 1° ottobre, dalle 15.00 alle 19.00, il panel introduttivo “Non dovremo tornare alla normalità perché la normalità era il problema”: verranno evidenziate le sfide del Mezzogiorno e il ruolo proattivo dei giovani, tra Green New Deal e Recovery Plan.

Sabato 2 ottobre due distinte, ma complementari sessioni: la prima (dalle 9.30 alle 13.30) “Madre Terra”, dedicata alla protezione  e alla valorizzazione sostenibile delle limitate risorse naturali per meglio intraprendere processi di adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano; la seconda (dalle 15.00 alle 19.00) “Chi va piano va sano e va lontano”, ovvero le infinite vie della mobilità sostenibile per un turismo più responsabile.

Domenica 3 ottobre, alle 11.00, santa messa in Cattedrale presieduta da mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto.

Come da consuetudine, nell'ambito del Forum, sarà conferito il Premio giornalistico “Sentinelle del Creato” a 4 giornalisti e a personaggi del mondo dell'arte, della cultura e dell'imprenditoria, che si sono particolarmente distinti nella difesa dell'ambiente. Presentano i giornalisti Roberto Amen e Romina Gobbo, con l'accompagnamento musicale di alcuni allievi del Liceo Musicale “Domenico Cirillo” di Bari.

Il Forum sarà in diretta streaming sul canale youtube della Arcidiocesi di Bari-Bitonto e pubblicato sulla pagina facebook di Greenaccord e sul Portale dell'Arcidiocesi di Bari-Bitonto.

 

Don Giovanni Fornasini: chi era il sacerdote testimone degli eccidi di Monte Sole

Giovanni Fornasini nacque a Pianaccio di Lizzano in Belvedere (BO), sull’appennino bolognese, il 23 febbraio 1915. Nel 1925 la famiglia si trasferisce a Porretta Terme (BO): la vita di preghiera, servizio e fraternità nella comunità parrocchiale fa maturare in Giovanni il desiderio di diventare prete. Nel 1931 inizia un percorso di crescita per 11 anni in seminario che, anche attraverso le fatiche sperimentate nello studio e l’umiltà nell’affrontare una salute spesso cagionevole, lo rende capace di mettersi nei panni degli altri. Diventa prete il 28 giugno del 1942 nella Cattedrale di San Pietro, dopo aver stretto con i compagni di seminario un patto di reciproco aiuto chiamato “La repubblica degli illusi”, che li impegna ad andare controcorrente, ricordandosi che ogni cosa sottratta all’amore è sottratta alla vita.

03 Giovanni con un amico sul Corno alle Scale

(Don Giovanni con un amico sul Corno alle Scale)

Dall’estate 1942 al giorno della morte don Giovanni è parroco di Sperticano, una piccola comunità di 333 abitanti vicino a Marzabotto. È tempo di guerra: prima si sente la mancanza dei parrocchiani lontani al fronte; dopo l’8 settembre 1943 il conflitto arriva in casa, con i tedeschi che presidiano il territorio, gli alleati che si avvicinano e bombardano, i partigiani nascosti sui monti. Don Giovanni si adopera con tutte le forze perché la parrocchia sia comunità di preghiera e carità: con la sua bicicletta si sposta ovunque per essere di aiuto e portare soccorso a tutti coloro che sono in pericolo. Offre più volte i suoi beni e anche la sua vita per salvare uomini rastrellati.

 

09 La biciletta di don Giovanni Fornasini e sullo sfondo la chiesa di Sperticano foto Franci

(La bicicletta di don Giovanni Fornasini e, sullo sfondo, la chiesa di Sperticano)

 

Il 29 settembre 1944, all’inizio degli eccidi di Monte Sole, don Giovanni è fatto prigioniero a Pioppe di Salvaro mentre cerca di soccorrere chi è stato arrestato; rilasciato, scende a Bologna per ottenere un lasciapassare; ritornato in parrocchia non può far altro che seppellire i morti, mentre le SS occupano la sua canonica. La sera del 12 ottobre 1944 accompagna per precauzione alcune ragazze del paese, invitate ad una festa dai militari nazisti. Dopo vane richieste di poter salire sul crinale dove sono avvenute le stragi per benedire e seppellire i morti, il capitano delle SS lo invita a salire dietro di lui il giorno dopo a San Martino di Caprara. La mattina del 13 ottobre don Giovanni parte da Sperticano verso il monte e non farà più ritorno. Alla sera i soldati festeggiano in canonica a Sperticano cantando: “Pastore kaputt”, ma la certezza della sua morte si avrà solo il 22 aprile 1945, alla fine della guerra, quando il fratello Luigi potrà salire a San Martino e recuperare la salma che viene portata e sepolta a Sperticano, dove tutt’ora conservata nella chiesa parrocchiale.

L’esame dei suoi resti ha permesso di constatare la causa della morte, che avvenne a seguito di un doloroso e brutale pestaggio. La sua generosità aveva infastidito e in lui si volle eliminare un testimone autorevole e scomodo degli eccidi.

Papa Francesco lo annovererà fra i martiri della fede il 26 settembre 2021.

Domenica 26 settembre: a Bologna la beatificazione di don Giovanni Fornasini

Domenica 26 settembre alle ore 16 nella Basilica di San Petronio a Bologna sarà celebrata la s. Messa di Beatificazione del martire don Giovanni Fornasini, morto il 13 ottobre 1944 a San Martino di Caprara, testimone degli eccidi avvenuti a Monte Sole nei giorni precedenti. Presiederà la celebrazione, a nome di Papa Francesco, il cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Oltre che in Basilica sarà possibile partecipare alla celebrazione anche in Piazza Maggiore, dove sarà allestito un maxischermo. Nel giorno della beatificazione saranno portate nella basilica di San Petronio, insieme all’urna con i resti del corpo del martire, anche alcuni particolari oggetti che gli sono appartenuti: la bicicletta con cui accorreva verso chi aveva bisogno; gli occhiali e l’aspersorio che aveva con sé il giorno del martirio. Per prenotare gratuitamente il posto per la celebrazione in San Petronio consultare https://www.chiesadibologna.it/ alla pagina dedicata alla beatificazione di don Fornasini o al link https://iscrizionieventi.glauco.it/Client/html/#/login

Per prenotare il posto all’esterno in piazza Maggiore seguire le indicazioni sul sito del Festival francescano (https://www.festivalfrancescano.it/) oppure digitare al link https://www.festivalfrancescano.it/product/celebrazione-eucaristica-e-beatificazione-del-martire-don-giovanni-fornasini/

L’Ufficio per le comunicazioni sociali dell’arcidiocesi di Bologna accompagna gli eventi legati alla beatificazione attraverso i suoi strumenti. La Messa sarà trasmessa in streaming sul sito dell’arcidiocesi www.chiesadibologna.it e sul canale YouTube di 12Porte. Bologna Sette, il settimanale della diocesi che esce ogni domenica come dorso di Avvenire, ospiterà per il numero del 26 settembre un inserto speciale dedicato a don Giovanni Fornasini. Il sito della diocesi nella sezione dedicata al futuro beato è costantemente aggiornato con approfondimenti e informazioni sugli eventi legati alla beatificazione.

Iniziative in preparazione alla beatificazione

Nei giorni precedenti la beatificazione ci saranno alcune iniziative di preparazione all’evento. Da venerdì 24 a domenica 26 settembre, in uno degli stand del Festival Francescano in Piazza Maggiore, sarà esposta una mostra fotografica che descrive, anche con alcuni testi a commento, i passaggi più importanti della vita di don Giovanni Fornasini.

Giovedì 23 settembre alle ore 21 al cinema Bellinzona proiezione del film «L’uomo che verrà». (È necessaria la prenotazione tramite il sito www.festivalfrancescano.it)

Venerdì 24 settembre alle ore 21 nel chiostro di Santo Stefano in Bologna andrà in scena «Un cristiano. Don Giovanni Fornasini a Monte Sole», opera a voci, scritta e interpretata da Alessandro Berti. (È necessaria la prenotazione tramite il sito www.festivalfrancescano.it)

Sabato 25 settembre alle ore 15.30 incontro di preghiera e spiritualità nella chiesa di Marzabotto con i «cantieri di riconciliazione» promossi dalla comunità di Boves (CN) per costruire percorsi di pace nelle comunità coinvolte dalle violenze della Seconda guerra mondiale. Dopo il saluto delle autorità la prolusione sarà tenuta dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna. Interverranno inoltre don Gianluca Busi, parroco di Marzabotto e iconografo sul tema: «Arte e iconografia dedicata ai preti e alle comunità di Monte Sole»; don Angelo Baldassarri, presidente del Comitato diocesano per la beatificazione di don Giovanni Fornasini su «La carità di deve usare con tutti. La testimonianza di amore e servizio di don Giovanni Fornasini»; don Bruno Mondino, parroco di Boves (Cn), «Martiri per una nuova città. La riconciliazione strada per una buona convivenza civile»; fra Paolo Barabino, superiore della Piccola Famiglia dell’Annunziata, su «Con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutta la tua forza. L’offerta di sé come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio». A conclusione breve momento di preghiera.

Incontri di preghiera dopo la beatificazione

Mercoledì 29 settembre, nel ricordo del primo giorno della strage, alle ore 10 commemorazione alla Botte di Salvaro e alle 11 Messa alla chiesa di Salvaro.

Domenica 3 ottobre nel mattino Messa per tutti i caduti nella chiesa parrocchiale di Marzabotto presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna.

Mercoledì 13 ottobre si celebra la prima memoria liturgica del Beato Giovanni Fornasini. Alle ore 18.30 Messa a Sperticano presieduta dal cardinale Matteo Zuppi. Dalle ore 9.00 itinerario di preghiera a piedi sui luoghi del martirio di don Giovanni con partenza da Sperticano e sosta a San Martino di Caprara.

 

Domenica 19 settembre 2021: Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero diocesano

Torna domenica 19 settembre la Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero diocesano, giunta quest’anno alla XXXIII edizione e celebrata in tutte le 26 mila parrocchie italiane.
Si tratta di una domenica di sensibilizzazione che richiama l’attenzione sulla missione dei sacerdoti, sulla loro opera e sulle offerte che sono dedicate al loro sostentamento.

“La Giornata Nazionale non è solo una domenica di gratitudine nei confronti dei sacerdoti ma è un’occasione per far comprendere ai fedeli quanto conta il loro contributo. Il sacerdote è un riferimento al nostro fianco che per svolgere il proprio compito ha bisogno di sostegno e supporto per vivere una vita decorosa - sottolinea il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – Le offerte rappresentano il segno concreto dell’appartenenza ad una stessa comunità di fedeli e costituiscono un mezzo per sostenere concretamente tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro. Tanto più in questo anno e mezzo segnato dal Covid, in cui da mesi i preti diocesani continuano a tenere unite le comunità provate dalla pandemia”.

Una Giornata che quest’anno sarà un’occasione anche per il lancio dei nuovi strumenti di comunicazione:

Il nuovo logo è frutto di un anno di ascolto delle comunità, - spiega Compagnoni - e dell’analisi delle loro esigenze. Abbiamo tradotto le indicazioni ed i suggerimenti ricevuti nella realizzazione di un unico logo ed un solo nome che accomunerà il sito e il trimestrale d’informazione del Servizio Promozione CEI. Un cambio di rotta dettato dalla necessità di creare un sistema di media integrato, composto da un magazine cartaceo ed un’area digitale, che comprende sito e social, pensata soprattutto per i giovani adulti di età compresa tra i 40 ed i 60 anni”.

Nonostante siano state istituite nel 1984 le offerte deducibili sono ancora poco comprese ed utilizzate dai fedeli. Da qui l’importanza di uno strumento che permette a ogni persona di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani.

L’importanza di questa unione è sottolineata anche dal nuovo nome attribuito alle offerte che da Insieme ai sacerdoti è ora diventato Uniti nel dono per mettere, ancor più, in evidenza il principio di reciprocità e condivisione che rende forti le comunità parrocchiali e il valore della comunità stretta intorno al proprio parroco.

Un’idea veicolata anche dal nuovo logo, che rappresenta un albero stilizzato formato da una mano protesa e da un insieme di foglie, una delle quali di un colore diverso dalle altre.
È un’immagine che esprime unione e condivisione, accoglienza e generosità, partecipazione corale e unicità del contributo di ciascuno.

Anche il sito, online da settembre, mette al centro la comunità, sostegno imprescindibile per i sacerdoti, raccontando storie di coraggio e condivisione. Un nuovo layout, semplice ed intuitivo, permetterà di accedere alle news, ai progetti del territorio, alle testimonianze dei sacerdoti, anche attraverso i racconti in prima persona contenuti nei filmati, e alle modalità di donazione.

Le offerte raggiungono circa 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche 300 sacerdoti diocesani impegnati in missioni nei Paesi del Terzo Mondo e 3.000 sacerdoti, ormai anziani o malati, dopo una vita spesa al servizio agli altri e del Vangelo.

L’importo complessivo delle offerte nel 2020 si è attestato sopra gli 8,7 milioni di euro rispetto ai 7,8 milioni del 2019. Il dato 2020 è di oltre 109 mila offerte: un riconoscimento da parte dei fedeli al grande impegno profuso dai sacerdoti nel difficile anno della pandemia.

Visita il nuovo sito: www.unitineldono.it. Qui troverai notizie, eventi ed aggiornamenti in tempo reale che saranno disponibili grazie ad una redazione giornalistica che curerà i rapporti con il territorio e con la comunità dei donatori.

Il sito pone al centro la comunità, sostegno imprescindibile per i sacerdoti, raccontando storie di coraggio e condivisione.

Un nuovo layout, semplice ed intuitivo, permetterà di accedere alle news, ai progetti del territorio, alle testimonianze dei sacerdoti, anche attraverso i racconti in prima persona contenuti nei filmati, e alle modalità di donazione.

Modalità per fare un’offerta volta al sostentamento dei sacerdoti

Per sostenere i sacerdoti diocesani con le offerte ‘Uniti nel dono’ i fedeli hanno a disposizione le seguenti 4 modalità:

1 - Conto corrente postale
Si può utilizzare il c/c postale n. 57803009 per effettuare il versamento alla posta.

2 - Carta di credito
Grazie alla collaborazione con Nexi, i titolari di carte di credito Mastercard e Visa posso- no inviare l’Offerta, in modo semplice e sicuro, chiamando il numero verde 800 825000 oppure collegandosi al sito Internet www.unitineldono.it/dona-ora/

3 - Versamento in banca
Si può donare con un bonifico sull’iban IT 90 G 05018 03200 000011610110 a favore dell’Istituto Centrale Sostentamento Clero specificando nella causale “Erogazioni Liberali” ai fini della deducibilità.
L’elenco delle altre banche disponibili a ricevere un ordine di bonifico è consultabile su www.unitineldono.it/dona-ora/.

4 - Istituti Diocesani per il Sostentamento del Clero
Si può anche effettuare il versamento direttamente presso gli Istituti Diocesani Sostenta- mento Clero (elenco Istituti Diocesani Sostentamento Clero www.unitineldono.it/lista-idsc).

L’offerta è deducibile. Il contributo è libero.

La Comunità di Don Oreste Benzi torna nelle piazze dell'Emilia Romagna con 'Un pasto al giorno': il gesto concreto che aiuta i più deboli

L'iniziativa solidale della Comunità Papa Giovanni XXIII, "Un pasto al giorno", di sabato 25 e domenica 26 settembre è parte di un progetto che ha l’obiettivo di garantire 7,5 milioni di pasti a chi è in difficoltà. Una risposta forte e concreta alle difficoltà esplose in seguito alla pandemia nel segno del messaggio di Papa Francesco.

C’è chi ha sempre dovuto lottare per sopravvivere. C’è chi invece, tutto sommato, riesce a portare avanti una vita più o meno tranquilla, pur con tutte le difficoltà quotidiane. E poi c’è chi ha perso tutto all’improvviso, chi si è ritrovato da un giorno all’altro in un mondo che pensava distante anni luce dal suo. Le ferite e le cicatrici causate dalla pandemia di Covid-19 sono tante, e sono sempre più evidenti nelle nostre città, nelle nostre strade e persino nelle nostre case. Si tratta proprio di una “piaga che ha moltiplicato ulteriormente i poveri”, come ha sottolineato anche Papa Francesco. Ed è proprio di fronte a difficoltà radicali come questa che diventano ancora più importanti la solidarietà e il senso di comunità, valori da sempre al centro dell’opera della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da Don Oreste Benzi nel 1968 e presente in più di 40 paesi del mondo con oltre 500 realtà di accoglienza. 

I membri e volontari della Comunità, infatti, anche quest’anno non faranno mancare la loro presenza nelle piazze di tutta Italia il 25 e il 26 settembre, in occasione dell’iniziativa solidale 'Un pasto al giorno' uno dei progetti grazie al quale ogni anno la Comunità raccoglie adesioni e sostegno necessari a garantire 7 milioni e mezzo di pasti per chi ne ha più bisogno in tutto il mondo. L’evento di piazza, infatti, sarà un’occasione per sensibilizzare circa le ingiustizie e le difficoltà che ogni giorno tanti devono fronteggiare non solo come singoli, ma anche come comunità.

Foto copia

 

Le cifre, del resto, parlano chiaro: se nel 2019 i dati sulla povertà assoluta in Italia e in Emilia-Romagna avevano fatto registrare un miglioramento, negli ultimi mesi, complice soprattutto l’impatto della pandemia, la situazione è tornata a peggiorare: nel corso del 2020, infatti, la percentuale di famiglie in condizione di povertà in Emilia-Romagna è salita al 5,3% rispetto al 4,2% dell'anno precedente (dati Istat). 

In tutta Italia, dunque, oggi ci sono oltre 5,6 milioni di persone in situazione di bisogno, di cui un milione di “nuovi poveri”, persone che prima non avevano bisogno di aiuto. Una fotografia, questa, che rende subito chiaro come sia ancora più importante un approccio che punti al contributo di tutti e che sappia guardare alla ripartenza in una chiave più inclusiva. “Il nostro sguardo va oltre alla grave crisi del Covid-19; va al cambiamento climatico che porta a migliaia di profughi in cammino e alle crisi umanitarie mondiali che ci riguardano tutti. Nessuno può trovarsi privato del necessario – ha spiegato Giovanni Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII -, il nostro impegno è per quelle persone che hanno ancora fame, che non hanno accesso all’acqua, alle cure, per quei bambini che non hanno accesso all'educazione scolastica. La soluzione va cercata in un approccio che non mette al centro solo il risparmio, l’economia, il vantaggio dei singoli, ma che riguarda il sentirsi una comunità formata da persone che si incontrano, condividono e affrontano tutti insieme le difficoltà. Anche in questa luce – conclude Ramonda - aderiamo nuovamente al Tempo del Creato promosso dalla Chiesa e animato dal Movimento Laudato Sì. Il tema 2021 è “una casa per tutti”, come non riconoscerci anche noi in questa chiamata? Oggi che ci troviamo a dover fare i conti con problemi nuovi, come la pandemia o le nuove crisi umanitarie, la soluzione ci arriva dai valori di sempre, gli stessi che erano alla base dell’impegno di Don Oreste Benzi”.

Un impegno, dunque, che si ricollega a quello 'sguardo nuovo' richiamato recentemente anche da Papa Francesco in riferimento “a questi tempi difficili, che richiedono di affidarsi alla presenza di Dio, sempre all’opera nella vita e nella storia. È questa la nostra fiducia ed è questo che ci dà forza per andare avanti ogni giorno con pazienza, seminando il bene che porterà frutto. Quant’è importante questo atteggiamento anche per uscire bene dalla pandemia! Coltivare la fiducia di essere nelle mani di Dio e al tempo stesso impegnarci tutti per ricostruire e ricominciare, con pazienza e costanza”.

Anche in questa edizione non mancherà la possibilità di compiere un piccolo gesto simbolico: i volontari della Comunità di don Benzi hanno realizzato, grazie al contributo degli illustratori dell’Associazione Italiana Autori di Immagini, delle tovagliette all'americana che verranno distribuite nel corso dell'evento. Metterle sulla propria tavola “sarà come 'invitare' una persona in difficoltà – spiegano i responsabili dell'iniziativa 'Un pasto al Giorno' – perché ognuna di esse diventerà simbolicamente il suo posto a tavola nel segno di una solidarietà concreta che può aiutarci a ripartire insieme e al fianco di chi ne ha più bisogno”. 

XXXIII Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero: il messaggio di mons. Gian Carlo Perego

Pubblichiamo di seguito il messaggio che S.E. Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Vescovo delegato dell’Emilia Romagna per il sovvenire ha scritto in occasione della XXXIII Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero

Uniti nel dono

 

“Uniti nel dono” per il bene di tutti è il titolo della XXXIII Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero, quest’anno anticipata, di Domenica 19 settembre.

“Uniti”: è una Giornata in cui le nostre Chiese dell’Emilia Romagna esprimono l’unità, una delle note della Chiesa, e la comunione con tutta le Chiese in Italia attorno al valore del presbitero nella vita delle nostre comunità. Tutti, infatti riconosciamo che i nostri presbiteri sono un dono per le nostre comunità: per la vita liturgica, per l’annuncio della fede, per la carità verso le famiglie, i ragazzi e i giovani, i malati, i più poveri. Il prete è per tutti e di tutti. C’è un passo molto bello di un articolo di Adesso, il quindicinale fondato da don Primo Mazzolari, dedicato al prete che cammina, pellegrino: “Egli è il viator non soltanto per l’inquietudine dell’eterno, che possiede in comune con ogni uomo, ma per vocazione e offerta. Si deve tutto a tutti, e lui non si può mai abbandonare interamente a nessuna creatura. È un pane di comunione che tutti possono mangiare, ma di cui nessuno ha l’esclusiva» (Adesso, 1 marzo 1949). Cammina tra la gente, il prete, ma con lo sguardo avanti, perché il suo progetto è rivestito di eternità. Non solo cammina insieme agli altri, ma la sua tensione sinodale significa che insieme agli altri guarda verso la stessa meta: una Chiesa che ascolta e che parla, che accompagna, che riparte dagli ultimi, povera. Domenica, nelle nostre parrocchie, ricorderemo il prete, i nostri preti come un dono per la parrocchia, le unità pastorali, per l’Ospedale, come per il carcere, in Oratorio e nelle case per gli anziani, con la porta che si apre sulle necessità spirituali e materiali di tutti.

E nella stessa Domenica i fedeli sono invitati a valorizzare ed estendere la possibilità di un’offerta deducibile proprio per rafforzare il fondo nazionale che garantisce a ogni nostro presbitero uno stipendio per vivere e operare.

Lo scorso anno i fedeli dell’Emilia Romagna hanno fatto 732 offerte deducibili per un totale di 755.120,00 euro. E’ calato il numero delle offerte - da 846 a 732 – ma è cresciuta la somma delle offerte – da 687.492 a 755.120. E’ un bel segno di stima che può crescere ancora per sostenere la vita e le attività dei presbiteri nelle nostre comunità.

In questo tempo di ‘cammino sinodale’, guidato da tre parole – comunione, partecipazione e missione – anche l’offerta per il sostentamento del clero diventa un gesto, un segno concreto, un dono per ‘camminare insieme’.

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